Hello Monsieur Hulot!

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Avrei potuto vendere il mio personaggio; ma avrebbe voluto dire vendere me stesso. E non ho accettato l’offerta. Quando si vuole insegnare agli altri quali sono le cose più importanti della vita, diciamo che sono quelle che non si possono comprare: una gioia, un’amicizia, un raggio di sole… Non si può diventare schiavi dei contratti commerciali. Se voglio essere seguito, è necessario che ciò che professo sia sincero. Jacques Tatischeff, in arte Tati (1907-1982)

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Mimo, sceneggiatore, attore, regista e produttore di se stesso, Jacques Tati (che nasceva proprio in questi giorni, per l’esattezza il 9 ottobre 1907) è stato uno dei giganti del cinema comico, al pari di Charlie Chaplin e Buster Keaton. Ma era prima di tutto un uomo libero. Il suo cinema, fatto di film senza storie, che raccontano senza parlare, continua a insegnare allo spettatore la libertà di godere della comicità della vita, anche fuori dalla sala, oltre lo schermo.

Sei film in circa quarant’anni gli sono bastati per scardinare le regole del linguaggio cinematografico e reinventare il comico: la sua vita è stata il suo cinema e il suo cinema è la più autentica testimonianza della sua vita.

Attraverso il personaggio di Monsieur Hulot ha raccontato ancora prima degli smartphone, l’alienazione contemporanea che produce la perdita della fantasia a favore del progresso tecnologico.

Con la sua eccezionale mimica, portava il riso dalle labbra al cervello, gag mute in film sonori: con uno studio originale sul suono, assurto al ruolo di protagonista, ha reinventato il cinema sonoro, insieme all’uso rivoluzionario dei colori e della messa in scena.

Come afferma Nichetti, “i film di Tati, con tutta la loro stilizzazione, invenzione, fantasia, assolutamente fuori da canoni realistici, raccontano però le ansie e le angosce dell’uomo degli anni Cinquanta e Sessanta, a contatto con una tecnologia, una modernità che lo trovava assolutamente spiazzato”.

Continua ancora oggi a farci sorridere della nostra modernità con un’acutezza e un’ironia che non hanno eguali nella storia del cinema … e allora … Hello monsieur Hulot!

Prima dei film visione di alcuni corti di Jacques Tati
(a cura di Daniele Giombi)

 

Amelia (TR)

Sala comunale F. Boccarini

P.zza Augusto Vera, 10

 

Venerdì 7 ottobre – ore 21.00

MON ONCLE

Un film di Jacques Tati

Con Jacques Tati, Jean-Paul Zola, Adrienne Servantie, Jean Pierre Zola, Lucien Frégis

durata 120 min. – Francia 1958 – v.o.sott.it.

Presentazione a cura di Francesco Patrizi, critico cinematografico

Prima del film:  L’ÉCOLE DES FACTEURS

(The School for Postmen, Francia/1946) R.: Jacques Tati. D.: 15′

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«In Mon Oncle, ve lo assicuro, ho fatto proprio tutto quello che ho voluto. Se non vi piace, dovete prendervela solo con me.» – Jacques Tati

Gérard è un bimbo di nove anni che abita con i genitori in una villa pretenziosa e ultramoderna, in cui esterno e interno si fondono, tra finte aiuole e percorsi bizzarri. Una villa in cui i coniugi Arpel vivono in uno stato di paradossale schiavitù, ignorando gli slanci di vitalità e fantasia del figlio. Avvolto da un impermeabile e con una pipa in bocca, il signor Hulot, fratello di madame Arpel, sarà capace di sottrarre Gérard dalla asettica e controllata quotidianità di un luogo freddo, regalandogli momenti di gioco, spesieratezza e ‘magia’. Un confronto tanto ironico quanto realistico e attuale fra moderno e antico, architettura da rivista e luoghi da vivere, fra realtà e fiabe che è necessario continuare a raccontare.

Il film ha vinto l’Oscar al miglior film straniero e il Premio Speciale della Giuria all’11º Festival di Cannes.

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Sabato 8 ottobre – ore 21.00

PLAY TIME

Un film di Jacques Tati

Con Jacques Tati, Barbara Dennek, Rita Maiden, France Rumilly, France Delahalle

durata 108 min. – Francia 1967 – v.o.sott.it.

Presentazione a cura di Attilio Faroppa Audrino, artista e scrittore

Prima del film: COURS DU SOIR

(Evening Classes, Francia/1967) R.: Nicolas Ribowski. D.: 27′

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L’opera più imponente di Tati, girata in 70 mm nel set monumentale Tativille, ritrova un sempre più spaesato Monsieur Hulot insieme a un gruppo di turisti americani nella moderna e tecnologica Parigi.

In balia degli eventi, Hulot irrompe e distrugge gli schemi rigidi della società con la grazia e intelligenza proprie del suo umorismo.

PlayTime non assomiglia a nulla che già esista al cinema. È un film che viene da un altro pianeta, dove i film si girano in maniera diversa. Forse PlayTime è l’Europa del 1968 filmata dal primo cineasta marziano, dal “loro” Louis Lumière? Lui vede quello che noi non vediamo più, sente quello che noi non sentiamo più, gira come noi non facciamo. François Truffaut

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Domenica 9 ottobre – ore 18.00

LES VACANCES DE MONSIEUR HULOT

Un film di Jacques Tati

Con Jacques Tati, Nathalie Pascaud, Micheline Rolla, Valentine Camax, Suzy Willy

b/n durata 96 min. – Francia 1953 – v.o.sott.it.

Presentazione a cura di Daniele Giombi, “collezionista d’immagini”

Prima del film: SOIGNE TON GAUCHE

(Work On Your Left, Francia/1936) R.: René Clément. D.: 13′

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A bordo della sua vecchia automobile Amilcar, il signor Hulot parte per le sospirate vacanze al mare, portando gran scompiglio nella ridente località bretone. Les vacances de Monsieur Hulot fa conoscere al mondo la figura impacciata e inconsapevolmente sovversiva del mitico personaggio incarnato da Jacques Tati.

Una splendida satira gentile, musicata dalle voci in sottofondo dei bambini che giocano in spiaggia, sull’incapacità degli adulti di godersi le vacanze.

Uno dei film preferiti in assoluto di David Lynch, film gioiello che posiziona il genio di Tati direttamente tra Charlie Chaplin e Buster Keaton.

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Amato da registi come François Truffaut («Lui vede quello che noi non vediamo più, sente quello che noi non sentiamo più, gira come noi non facciamo»), Jean-Luc Godard («Il miglior regista comico francese dai tempi di Max Linder»), Olivier Assayas («La curva che conduce da Jour de fete a Play time è quella che conduce il mondo antico al mondo moderno»), Wes Anderson («La sua camminata è già una grande invenzione»), David Lynch («uno dei più grandi di sempre»).

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NOTE

Ingresso con tessera OV 2016 e sottoscrizione

Graph Luigia Stefanucci

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