Fellinesque

  •  
  •  
  •  
  •  

L’arte della visione: Federico Fellini, 100 anni di un genio nostalgico

Non c’è fine. Non c’è inizio. C’è solo l’infinita passione per la vita.

Nel 2020 ricorre quello che è forse il più importante e internazionale anniversario del cinema italiano: i 100 anni dalla nascita di Federico Fellini.

«Caro Joseph, io non rivedo mai tutti i miei film e quando un amico me ne parla perché ne ha visto uno di recente, ho sempre un soprassalto, come se avessero scoperto all’improvviso che non ho pagato le tasse, o come se venissi a sapere che il marito di una bella signora ha scoperto tutto e mi cerca...»

Con queste parole Federico Fellini rispondeva al regista Losey, esaltatissimo dopo aver rivisto in televisione La Dolce Vita.

Il Maestro riminese era così, un gran bugiardo, un genio che modificava continuamente la versione dei fatti per non annoiarsi. D’altronde Fellini considerava il cinema come “il modo più diretto per entrare in competizione con Dio”.

Non a caso parliamo del regista su cui sono stati scritti in assoluto più saggi, biografie e libri. Senza dimenticare che parliamo di un cineasta trasfigurato in un aggettivo.  La parola “Felliniano” abita nel dizionario italiano tra la fellema, ovvero il sughero, e il fellino (fungo della famiglia delle Poliporacee).

Felliniano… Avevo sempre sognato, da grande, di fare l’aggettivo.

Perché Fellini è il cinema, come diceva Simenon. Un regista che non voleva dimostrare, ma mostrare. Un autore fiero di essere un provinciale perché “di fronte alla realtà metafisica siamo tutti dei provinciali.

Dalle prime esperienza come sceneggiatore (“La sceneggiatura è come la valigia che ti porti appresso, ma molta roba la comperi per strada”) alle regie di capolavori con cui vinse l’Oscar Fellini è, per usare le parole di Milan Kundera “il punto più alto dell’arte moderna”.

Sicché è difficile scegliere le migliori pellicole di un artista che ha cambiato il mondo e non solo la storia del cinema. Per Federico fare film era come fare un viaggio senza sapere dove andare, magari senza arrivare in nessun posto. Per cui anche questa rassegna è solo un omaggio, una selezione arbitraria. Avremmo voluto mettere l’intera filmografia.  Perché, come ci insegna lo stesso Fellini: “Nulla si sa, tutto si immagina”.

Il cinema è come una vecchia puttana, come il circo e il varietà, e sa come dare molte forme di piacere.

+++++++++++++++++

IL PROGRAMMA

AMELIA (TR)

BIBLIOTECA COMUNALE LUCIANO LAMA

SALA CONTI PALADINI

Largo Caduti delle Stragi di Nassiriya e Kabul, 1

Rassegna – Parte I

Giovedì 16 gennaio – ore 21.00

I VITELLONI

Regia di Federico Fellini

 Con Leopoldo Trieste, Alberto Sordi, Franco Interlenghi, Franco Fabrizi, Leonora Ruffo

Italia 1953 – b/n – durata 104 min. – VERSIONE RESTAURATA

Presentazione a cura di Attilio Faroppa Audrino, scrittore

Fausto, Riccardo, Alberto, Leopoldo e Moraldo, figli della piccola borghesia, sprecano la loro gioventù nell’ozio più completo e nel vagheggiare sogni irrealizzabili. Fausto tradisce la giovane moglie, Leopoldo ha velleità letterarie e Alberto non sa far altro che piangere alla notizia che sua sorella è scappata di casa. Alla fine solo Moraldo riuscirà ad andarsene.

La sceneggiatura, scritta da Fellini, Flaiano e Tullio Pinelli, è stata candidata agli Oscar del 1958. Il film fu presentato nella selezione ufficiale della 14ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, dove ha vinto il Leone d’argento. Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare. Nastro d’argento 1954: Miglior regia, Migliore attore non protagonista (Alberto Sordi), Miglior produttore.

Lavoratoriiiiii! Lavoratori della maltaaa! Prrrr… (Alberto Sordi)

—————————

Venerdì 17 gennaio – ore 21.00

LA STRADA

Regia di Federico Fellini

 Con Anthony Quinn, Giulietta Masina, Richard Basehart, Aldo Silvani, Marcella Rovere

Italia 1954 – b/n – durata 107 min. – VERSIONE RESTAURATA

Presentazione a cura di Francesco Patrizi, critico cinematografico

L’ingenua e infantile Gelsomina è venduta a Zampanò, rozzo girovago che si esibisce nei paesini con giochi di forza e che la usa e ne abusa. Quando incontrano il Matto, equilibrista filosofo, Zampanò lo uccide. Gelsomina lo abbandona.

È il film che diede rinomanza internazionale a F. Fellini: Leone d’argento a Venezia, Oscar 1956 per il film straniero. La voce di Zampanò è di Arnoldo Foà.

Parabola cristiana sul peccato, apologo sulla condizione umana in generale e della donna in particolare, è anche una picaresca escursione attraverso i paesaggi dell’Appennino centrale. Maschere più che personaggi veri di questa favola on the road, lo Zampanò di A. Quinn e la Gelsomina di G. Masina (faccia da clown, miscela di Harpo Marx, Chaplin e una bambola) divennero simboli. Scritto con E. Flaiano e T. Pinelli.

Ma che faccia buffa che hai! Ma sei sicura di essere una donna? Sembri un carciofo. Richard Basehart a Giulietta Masina

– Che ricordo ha del primo incontro con Giulietta?

– Nessuno; io sono nato quel giorno.

————————-

Sabato 18 gennaio – ore 21.00

LA DOLCE VITA

Regia di Federico Fellini

Con Marcello Mastroianni, Anita Ekberg, Anouk Aimée, Yvonne Furneaux, Alain Cuny, Annibale Ninchi

 Italia, Francia, 1960, durata 173 min. – VERSIONE RESTAURATA

Presentazione a cura di Gianfranco Tomei, Docente di Psicologia Sociale e della Comunicazione (Università La Sapienza di Roma) – Autore del libro Videorama (Ed. Idrovolante 2019)

Marcello, malgrado le proprie ambizioni di scrittore, si è adattato al ruolo di giornalista mondano. Conosce e frequenta così il mondo dorato che gravita attorno a via Veneto, ne assorbe la mentalità e ne copia i comportamenti. Anche la sua vita sentimentale è sregolata per le avventure occasionali che logorano il suo rapporto con Emma, la donna con cui vive. Nemmeno la tragedia dell’intellettuale Steiner lo scuote.

Considerato uno dei capolavori di Fellini e tra i più celebri film della storia del cinema, fu vincitore della Palma d’oro al 13º Festival di Cannes e dell’Oscar per i costumi.

Tu sei tutto, Sylvia! Ma lo sai che sei tutto? You are everything, everything! Tu sei la prima donna del primo giorno della creazione, sei la madre, la sorella, l’amante, l’amica, l’angelo, il diavolo, la terra, la casa… Marcello Rubini (Marcello Mastroianni) e Sylvia (Anita Ekberg)

———————–

Domenica 19 gennaio – ore 18.00

FELLINI: SONO UN GRAN BUGIARDO

Regia di Damian Pettigrew

Con Federico Fellini, Roberto Benigni, Terence Stamp, Donald Sutherland

Gran Bretagna, Francia, Italia 2002 – durata 105 min.

Presentazione a cura di Giuseppe Fiorenzano, Direttivo Oltre il Visibile – APS

Ritratto irriverente di Federico Fellini, raccontato dallo stesso regista, che esplora il suo grande mondo, dall’infanzia fino all’ultimo film, attraverso una serie di interviste – raccolte da Damian Pettigrew un anno prima della morte del regista – testimonianze di amici, tecnici e attori, immagini d’archivio, scene tagliate e mai viste dai suoi film più celebri ed estratti da pellicole recentemente restaurate.

Il film è stato nominato per il miglior documentario agli European Film Awards, l’equivalente europeo degli Oscar.

————————–

Rassegna – Parte II

Giovedì 23 gennaio – ore 21.00

FELLINI – SATYRICON

Regia di Federico Fellini

 Con Martin Potter, Capucine, Fanfulla, Hiram Keller, Salvo Randone, Max Born.

Italia, 1969, durata 128 min. – VERSIONE RESTAURATA

Presentazione a cura di Attilio Faroppa Audrino, scrittore

Il testo ispiratore è il famoso affresco che Petronio dà della Roma imperiale. Due giovani, Encolpio e Ascilto, innamorati dello stesso efebo, Gitone, incontrano diverse persone, l’attore Vernacchio, il vecchio poeta Eumolpo, l’arricchito Trimalcione, Lica, tiranno di Taranto. Ascilto muore; anche Eumolpo muore e vecchi bramosi divorano il cadavere del poeta, che ha lasciato le sue ricchezze a chi si ciberà delle sue carni. Encolpio, rimasto solo, se ne va con nuovi amici.

Una grande opera d’arte, in cui Fellini indaga l’inconscio collettivo presentando un itinerario picaresco, ove lo spettatore è invitato a perdersi, stupirsi, sorridere, ‘non capire’, turbarsi in un ‘magma’ di situazioni che indagano sulle contraddizioni dell’animo umano, immutabili attraverso il tempo”. ciakmagazine.it

1970 – Nastri d’argento: Miglior attore non protagonista a Fanfulla (ex aequo), Migliore fotografia a colori a Giuseppe Rotunno, Miglior scenografia a Danilo Donati e Luigi Scaccianoce, Migliori costumi a Danilo Donati.

Il tronfio Ascilto è fuggito con la sua preda! Encolpio (Martin Potter)

A seguire

FELLINIKON

Regia di Gideon Bachmann

USA, Italia 1969 – durata 17 min.

Gideon Bachmann documenta, in un film di montaggio, ritmato ed eccentrico per effetti visivi, la preparazione e le riprese di alcune scene – in interno ed esterno – del Satyricon. Diversi sono gli inserti con interviste al regista (di altri e di Bachmann stesso), in cui Fellini rivela alcuni retroscena produttivi e di creazione del film. Un piccolo gioiello per comprendere il genio di Fellini in azione.

 “Fellini segue quotidianamente il nostro lavoro, con gran curiosità. Sospettoso, facendo le fusa come un gatto, mette gli occhi più su di noi che noi su di lui. Fellin…ikon: gli occhi del gatto!Bachmann

———————-

Venerdì 24 gennaio – ore 21.00

LE NOTTI DI CABIRIA

Regia di Federico Fellini

Con Franca Marzi, Giulietta Masina, Amedeo Nazzari, Dorian Gray, François Périer

Italia 1957 – b/n – durata 110 min. – VERSIONE INTEGRALE

Piccola battona romana è derubata e quasi ammazzata da un rispettabile impiegato cui ha affidato tutti i suoi risparmi nella speranza di farsi sposare e rifarsi una vita.

Nonostante la struttura rapsodica, l’arco narrativo è rigoroso e armonico, paragonabile a una sinfonia in cui i diversi tempi s’allacciano per convergere alla definizione della protagonista e del suo destino.

Episodi memorabili: la villa di A. Nazzari, il pellegrinaggio al santuario del Divino Amore, l’ipnotizzatore nel cinema di periferia.

Oscar per il miglior film straniero. Fornì la base alla commedia musicale Sweet Charity e al film (1969) omonimo di Bob Fosse con Shirley MacLaine.

Se tu m’avessi visto quando c’avevo quindici anni… Avevo certi capelli neri, lunghi, fino a qui… Giulietta Masina a François Perier

————————-

Sabato 25 gennaio – ore 18.00

CIAO, FEDERICO!

Regia di Gideon Bachmann

 Italia, Svezia, USA 1970 – durata 58 min.

Gideon Bachmann cattura l’atmosfera magica del rutilante set del Satyricon di Fellini, nell’unico backstage davvero completo e ricco sul modo di lavorare del grande Federico.

C’è tutto dell’inimitabile macchina cinematografica di Fellini: ironia, risate, urla, scherzi e battute salaci, direzione degli attori spietata pur di raggiungere l’obbiettivo, scenografie e costumi spettacolari, intuizioni geniali, la creatività inarrestabile e camaleontica del regista in dialogo/contrasto costante con le problematiche del set e della produzione…

È stato presentato nel 1970 in anteprima come film d’apertura alla 31ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

A seguire – ore 19.00

LABIRINTO FELLINI

Interviste a: Dante Ferretti (18 min.) e Sam Stourdzé (26 min.)

A SEGUIRE – ORE 21.00

8 ½

Regia di Federico Fellini

Con Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Anouk Aimée, Sandra Milo, Barbara Steele

 Italia, 1963, durata 138 min. – VERSIONE RESTAURATA

PRESENTAZIONE A CURA DI CRISTINA BELLETTINI, GIORNALISTA

Il disordinato mondo del cinema, formato da commendatori che hanno sempre paura di perdere i soldi che hanno investito in un progetto, da attrici molto sensuali, da intellettuali petulanti, da ragazze squillo, continua a non dar tregua ad un regista di successo che dovrebbe iniziare un nuovo film.

È considerato uno dei capolavori di Fellini ed una delle migliori pellicole cinematografiche di tutti i tempi, fonte d’ispirazione per generazioni di registi.

1964 – Premio Oscar: Miglior film straniero (Italia), Migliori costumi a Piero Gherardi.

8½ non è un film triste. È un film dolce, aurorale. Malinconico, semmai. Però la malinconia è uno stato d’animo nobilissimo: il più nutriente e il più fertile”. Federico Fellini

Ma che cos’è questo lampo di felicità che mi fa tremare, mi ridà forza, vita? Vi domando scusa, dolcissime creature; non avevo capito, non sapevo. Com’è giusto accettarvi, amarci. E come è semplice! Luisa, mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare. Ma non so dire… Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso. Ma questa confusione sono io, io come sono, non come vorrei essere adesso. E non mi fa più paura dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo, e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita: viviamola insieme! Non so dirti altro, Luisa, né a te né agli altri: accettami così come sono, se puoi. È l’unico modo per tentare di trovarci. Guido Anselmi (Marcello Mastroianni)

—————————

Domenica 26 gennaio – ore 18.00

INTERVISTA

Regia di Federico Fellini

 Con Anita Ekberg, Marcello Mastroianni, Sergio Rubini, Maurizio Mein, Danilo Donati, Pietro Notarianni

Italia 1987 – durata 105 min.

Presentazione a cura di Myriam Raccosta, critica cinematografica

La visita di una troupe giapponese agli studi di Cinecittà permette a Fellini di rievocare alcuni momenti della sua vita di cineasta, in un continuo alternarsi tra passato e presente. Il ricordo della prima visita del giovane a Cinecittà per intervistare una diva, quando rimase affascinato da questo mondo dei sogni. Le riprese de La dolce vita, seguite da un incontro, quasi trent’anni dopo, tra Marcello Mastroianni e Anita Ekberg.

Qual è il segreto della grandezza di Fellini? Come fa il mago di Cinecittà a creare i suoi capolavori? Come sceglie i personaggi dei film? Che cosa succede in realtà sul set di Federico? E quand’è cominciato tutto questo? E dove andrà a parare?

Il film, nel quale Fellini sembra girare una nuova pellicola ispirata al romanzo America di Franz Kafka, è stato presentato fuori concorso al 40º Festival di Cannes, dove Fellini ha ricevuto il Premio del 40º Anniversario. Gran Premio al Festival di Mosca 1987. Musica: Nicola Piovani con un omaggio a Nino Rota.

A seguire:

UN AMICO MAGICO: IL MAESTRO NINO ROTA

Regia di Mario Monicelli

 Con Nino Rota, Suso Cecchi d’Amico, Federico Fellini, Bruno Moretti, Franco Zeffirelli

Italia 1999 – durata 54 min.

Documentario dedicato da Mario Monicelli al grande compositore che per quasi 30 anni collaborò con Fellini: racconta il percorso artistico di uno dei maggiori compositori italiani del ‘900, che ha lasciato un segno indelebile nella storia del nostro cinema.

Il film ripercorre e illustra la sua straordinaria produzione musicale attraverso testimonianze di colleghi e amici, e citazioni da film che sono entrati di diritto nella storia del cinema, da “La dolce vita” a Amarcord, per arrivare a “Il Padrino” per il quale ottenne il premio Oscar.

————————–

Rassegna – Parte III

Venerdì 31 gennaio – ore 21.00

I CLOWNS

Regia di Federico Fellini

 Con Anita Ekberg, Riccardo Billi, Liana Orfei, Tino Scotti, Fanfulla

Italia 1971 – durata 93 min.

Il montaggio di un tendone da circo viene osservato con curiosità da un bambino. La vista dei clown gli ricorda alcuni personaggi della vita reale: fra gli altri una energica monaca nana, il capostazione “Cotechino” tutto preso dal suo ruolo, il vetturale “Madonna” che litiga continuamente con i colleghi, “Giudizie” che rifà la prima guerra mondiale… Poi l’azione si sposta ai giorni nostri: Fellini, all’interno di un’inchiesta televisiva, si mette alla ricerca di vecchi clown per ascoltare i loro ricordi. Dopo aver visitato il circo di Liana Orfei, Fellini e la sua troupe vanno a Parigi, dove intervistano Tristan Rémy, uno scrittore che si occupa in particolare della storia dei clown. Assieme allo scrittore, Fellini rintraccia vecchi pagliacci, i pochi sopravvissuti a un mondo che non c’è più. Il regista filma i loro volti ormai invecchiati e tristi: verso di essi Fellini si sente debitore per la gioia che un tempo riuscivano a trasmettere.

A seguire:

BLOCK-NOTES DI UN REGISTA

Regia di Federico Fellini

Con Federico Fellini, Giulietta Masina, Marcello Mastroianni, Caterina Boratto, Marina Boratto

USA, 1969 – durata 60 min.

La carriera americana di Federico Fellini è rimasta una possibilità più volte accarezzata e mai decollata. Nel 1968, però, il regista accetta di farsi intervistare dalla tv americana NBC riguardo alla sua opera. Frequenta a lungo il produttore e nel frattempo pensa a come impostare le riprese: le vuole guidare lui, al punto che ne nasce un vero e proprio film, Block-notes di un regista: un dietro le quinte che è in realtà una messa in scena totale, perché realtà e immaginazione si mescolano, trascolorano l’una nell’altra, grazie alla capacità del maestro di Rimini di far prendere vita, anche solo per qualche istante, alle fantasie sepolte.

————————–

Sabato 1° febbraio – ore 21.00

ROMA

Regia di Federico Fellini

 Con Alvaro Vitali, Fiona Florence, Britta Barnes, Pia De Doses, Renato Giovannoli, Marne Maitland, Federico Fellini, Peter Gonzales

 Italia, 1972 – durata 120 min. – VERSIONE RESTAURATA

La Roma fascista degli anni ’30 e quella degli anni ’70 è raccontata a blocchi di sequenze autonome in cui l’esperienza autobiografica del Moraldo-Fellini trasfigura la realtà alla sua maniera visionaria.

Uno dei film più allucinati e indicativi di Fellini. Privo in apparenza di filo conduttore, guidato dalla voce off del regista, è una raccolta di divagazioni tra passato e presente, tutte indimenticabili: dalla ricostruzione iniziale (la parte più corposa) di pensioncine e taverne durante la guerra, alla sfilata dei cardinali, alla visione del raccordo anulare sotto la pioggia, alla sublime fulminea apparizione di Anna Magnani. Celebre la scena in cui durante i lavori per la metropolitana gli affreschi si dissolvono a contatto con l’aria.

Presentato fuori concorso al 25º Festival di Cannes, ha vinto Gran Premio della tecnica al film a Federico Fellini.  Nastro d’argento 1973: Migliore scenografia a Danilo Donati, Migliori costumi a Danilo Donati.  Le Syndicat Français de la Critique de Cinéma 1972: Miglior film straniero (Italia).

————————-

Domenica 2 febbraio – ore 18.00

LA VOCE DELLA LUNA

Regia di Federico Fellini

 Con Roberto Benigni, Paolo Villaggio, Nadia Ottaviani, Marisa Tomasi, Angelo Orlando, Sim, Syusy Blady, Dario Ghirardi

Italia 1990 – durata 115 min.

Presentazione a cura di Francesco Patrizi, critico cinematografico

Il mite mattocchio Salvini, convinto che in fondo ai pozzi di campagna esistano messaggi misteriosi, trova un compagno di vagabondaggi nel patetico e paranoico Gonnella, prefetto in pensione, convinto di essere vittima di un complotto.

È l’ultimo e il più sconsolato film di Fellini (anche il 1° ispirato a una fonte letteraria contemporanea: Il poema dei lunatici, 1987, di Ermanno Cavazzoni), e non soltanto per i temi di morte, follia, vecchiaia, solitudine. Di costruzione frammentata e di disordinata ricchezza inventiva (la moglie-vaporiera, la gnoccata, la discoteca e il valzer), è un desolato commento sulla volgarità e l’abominio del tempo presente, una fiaba contro il rumore di fondo e sulla necessità del silenzio.

È stato presentato fuori concorso al 43º Festival di Cannes. David di Donatello 1990: Miglior attore protagonista a Paolo Villaggio, Migliore scenografia a Dante Ferretti, Miglior montaggio a Nino Baragli. Nastro d’argento 1991: Migliore colonna sonora a Nicola Piovani.

Lo vedi? Niente è impossibile. Arriva sempre il momento giusto per tutto: basta aspettare. Anche la luna, quando è bella piena, matura, può cascarti fra le braccia… “Luna tu… mi vuoi dire perché…”. Chevalier a Roberto Benigni

++++++++++++++++++++++

NOTE

ingresso con tessera ov 2020 e sottoscrizione
Graph. Luigia Stefanucci

++++++++++++++++++++++

Daltonici, presbiti, mendicanti di vista

il mercante di luce, il vostro oculista,

ora vuole soltanto clienti speciali

che non sanno che farne di occhi normali.

Non più ottico ma spacciatore di lenti

per improvvisare occhi contenti,

perché le pupille abituate a copiare

inventino i mondi sui quali guardare.

Seguite con me questi occhi sognare,

fuggire dall’orbita e non voler ritornare.

(“Un ottico”, Fabrizio De André)


  •  
  •  
  •  
  •