LE MACERIE DELLA STORIA

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LA PUREZZA PERDUTA: lotta, ambizione e follia

Ci sono le macerie fatte di bambini morti (Changeling). Ci sono quelle che nascono dall’ideologia e dal suo esercizio reiterato (The Master). E ci sono le macerie della Storia, che tentiamo di spazzare via (talvolta sotto il tappeto), che dimentichiamo o facciamo finta di dimenticare, che tornano e ritornano a farsi vedere, nella cornice del ritratto di un presidente, dietro il vetro di una teca, nel ricordo di un orgoglio nazionale dimenticato.

Sono le macerie di un Paese che fa fatica a stare in piedi, un Grande Paese il cui presente è l’eredità del passato, un Paese di morti, di cimiteri, di lapidi a forma di medaglia.

Con i capolavori di Eastwood e Anderson, Foxcatcher è il film americano più importante e decisivo degli ultimi anni.

Americano, sull’America, dell’America in quanto patria e identità, madre e padre. Un film che fa spavento perché fa spavento il terreno su cui abitiamo e nel quale ci riproduciamo, come la proprietà du Pont, memore di battaglie per la bandiera, rigogliosa e verde a forza di sangue versato.

Changeling. Foxcatcher. The Master. Un cinema profondamente, prepotentemente, essenzialmente statunitense, per il quale le stelle e le strisce appartengono prima di tutto a un senso della vergogna che non può trovare più dimora.

Un cinema che percepisce il peso del silenzio e dell’immobilità della Storia, irrigidita in un trofeo, ispessita nella volgarità di un’artiglieria da museo.

Questi film potenti, ma di una potenza che assorda tanto è quieta, ci dicono che la colonizzazione non avviene soltanto tra i confini geo-politici, ma riguarda anche le persone: si può colonizzare un uomo come uno Stato, basta la lusinga (molto più dei soldi).

Messi in fila, Changeling, Foxcatcher, The Master formulano un trittico di agghiacciante efficacia: puro cinema fondativo, la cui violenza è tutta sotterranea, nelle pieghe invisibili di palazzo, nello sguardo penetrante eppure sfuggente di un Faust moderno, che induce allo strappo dell’amore fraterno per farlo suo, adattarlo a sé, vestirlo come uno scalpo.

Fino alla fine. Ovvero fino alla fine di una vita che è anche la fine – forse – di un mondo. Una vita memoriale e mausoleale che non ha più forza, dove il denaro è privato di ogni potere, e dove la follia trova finalmente la porta di casa.

È sempre vissuta con noi, la follia, per noi, esclusivamente destinata a noi: capita poi che dal profondo di ieri ci trovi, lasciando che l’oggi vada a lei.

Il fascino malinconico di questi film sta qui, nella dolorosa consapevolezza di qualcosa di puro che oggi abbiamo smarrito, che ha dovuto cedere il passo alla legge dell’istrionismo e della fascinazione spettacolare.

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IL PROGRAMMA

Amelia (TR)

BIBLIOTECA COMUNALE LUCIANO LAMA

SALA CONTI PALADINI

Largo Caduti delle Stragi di Nassiriya e Kabul, 1

Venerdì 1 novembre – ore 21.00

CHANGELING

Regia di Clint Eastwood

 Con Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Colm Feore, Jason Butler Harner

 USA, 2008, durata 140 min. – v.o.sott.it.

Los Angeles, 1928 in un quartiere operaio un ragazzino sparisce. Sua madre lo cerca disperatamente senza fortuna per mesi. Improvvisamente un giorno la polizia le riconsegna un bambino di nove anni che dice di chiamarsi Walter e di essere suo figlio, ma lei sa in fondo al suo cuore che non lo è.

Il film si basa su eventi realmente accaduti a Los Angeles nel 1928, quando a una donna a cui è scomparso il figlio viene portato dalla polizia un altro bambino, e ogni sua dichiarazione al riguardo viene data come falsa sino a definirla una malata di mente. La sua tenacia porterà alla luce la vicenda del serial killer di bambini Gordon Northcott.

È stato presentato in concorso al Festival di Cannes 2008, dove Eastwood ha ricevuto un Premio speciale del 61° Festival.

Per ritrovare suo figlio, fece ciò che nessun altro osava fare.

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Sabato 2 novembre – ore 21.00

FOXCATCHER

Regia di Bennett Miller

 Con Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Vanessa Redgrave, Sienna Miller

USA, 2014, durata 134 min. – v.o.sott.it.

Medaglie d’oro olimpiche nel 1984, Mark e Dave Schultz si preparano a difendere il titolo ai prossimi Giochi di Seoul. Tuttavia, Mark viene escluso dal gruppo degli atleti selezionati, proprio come suo fratello maggiore, e si sforza di allenarsi da solo. Mark ritrova la speranza quando il filantropo e miliardario John du Pont, intenzionato a mettere insieme la migliore squadra di wrestling in tutto il mondo gli chiede di aderire al marchio wrestling di un nuovo club. Ma le illusioni paranoiche di Du Pont e la sua irrazionale volontà di garantire la vittoria degli Stati Uniti all’estero avranno la precedenza sulla sua generosità e gentilezza.

Il film è tratto da una storia vera: nel 1996 John du Pont, affetto da schizofrenia paranoide, uccise l’amico David Schultz, campione olimpico di wrestling.

La pellicola ha partecipato in concorso alla 67ª edizione del Festival di Cannes, aggiudicandosi il premio al Miglior regista (Prix de la mise en scène). Ha ricevuto anche cinque nomination ai Premi Oscar 2015, tra cui le principali per miglior regia, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura originale.

L’allenatore è un padre, l’allenatore è un mentore, l’allenatore ha un gran potere sulla vita degli atleti. Mark Schultz (Channing Tatum)

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Domenica 3 novembre – ore 18.00

THE MASTER

Regia di Paul Thomas Anderson

 Con Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Laura Dern, Ambyr Childers

USA, 2012, durata 137 min. – v.o.sott.it.

Di ritorno dalla Seconda Guerra Mondiale, dopo aver assistito a tanti orrori, Lancaster Dodd, un intellettuale carismatico, crea un’organizzazione basata sulla fede, nel tentativo di dare un senso alla sua vita. Egli diventa perciò noto come “The Master”. Il suo braccio destro, Freddie, un ex vagabondo solitario, prima s’innamora di Mary Sue, la figlia di Lancaster, ed in seguito comincia a mettere in discussione sia il sistema di credenze sia il Maestro stesso, mentre l’organizzazione continua a crescere e a guadagnare un seguito sempre più numeroso di devoti fedeli.

La trama del film è stata parzialmente ispirata dal personaggio di Lafayette Ron Hubbard, fondatore di Scientology, ma anche da scene inutilizzate della prima stesura de Il petroliere, da storie che l’attore Jason Robards aveva raccontato ad Anderson riguardo ai suoi giorni in marina durante la guerra, e dalla vita di John Steinbeck.

Il film è stato presentato alla 69ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, vincendo il Leone d’argento per la regia, e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, andata a Phoenix e Hoffman.

Per stasera lascia a casa le tue paure, le troverai intatte al tuo ritorno… Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman)

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NOTE

Ingresso con tessera OV 2019 e sottoscrizione
graph. Luigia Stefanucci


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