The Art of Living

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Incontri e film tra Tibet, buddhismo e zen

Nessuno ci salva, ma noi stessi. Nessuno può e nessuno potrebbe. Noi stessi dobbiamo percorrere il sentiero. (Buddha)

Cammina e tocca la pace di ogni istante. Bacia la terra con i tuoi piedi. (Thich Nhat Hanh)

Il termine “buddhismo” proviene dal verbo sanscrito budh, che già nelle scritture vediche significa “conoscere la vera natura delle cose”, “risvegliarsi”, uscire dalla sonnolenza che offusca la realtà. Colui/colei che conosce in profondità, che si risveglia, viene denominato “Buddha”.

Questo risveglio si può ottenere solo con la pratica della presenza di mente e cuore nella vita quotidiana… Ma risvegliato a cosa? Illuminato su cosa? E soprattutto, chi era davvero il Buddha e qual era il suo segreto per vivere felici? Alcune riflessioni dal “fremito ansioso della vita” (come lo definisce Ezra Bayda).

Perdi solo le cose a cui ti attacchi. (Buddha)

Lasciar andare ci dà la libertà, e la libertà è l’unica condizione per la felicità. Se, nel nostro cuore, ci aggrappiamo ancora a qualsiasi cosa – rabbia, ansia o proprietà – non possiamo essere liberi. (Thich Nhat Hanh)

Rassegna dedicata a Massimo, buon viaggio amico!

La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
(Fernando Pessoa)

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IL PROGRAMMA

Amelia (TR)

Sala comunale F. Boccarini

P.zza Augusto Vera, 10

Venerdì 17 maggio – ore 20.30

Gli elementi essenziali del buddhismo tibetano

Intervento di Giorgio Penko

Il Buddhismo è l’insieme delle correnti spirituali e di pensiero che sono derivate dall’insegnamento di un personaggio, quasi certamente di casta guerriera, il cui nome era Siddhārtha Gautama, della stirpe degli Śākya. Le idee di Siddhārtha iniziarono a essere discusse e reinterpretate già durante la sua stessa vita e la comunità di monaci da lui fondata conobbe almeno una scissione. Successivamente le divisioni si moltiplicarono. In Tibet le idee del Buddhismo originario, già largamente mutate, si fusero con la visione religiosa locale e subirono l’influsso delle vicende politiche fino a sostituire l’originaria forma di potere monarchica con la creazione di un potere alternativo detenuto dai capi delle maggiori scuole buddhiste. Nacque in questo modo la figura del Dalai Lama.

Giorgio Penko si è sempre interessato a discipline legate al controllo della mente e alla meditazione. L’interesse per la mente e per le sue funzioni lo accompagna continuamente mentre segue gli studi universitari di fisica e poi nel mondo del lavoro, in cui si occupa di informatica, intelligenza artificiale, business intelligence e sicurezza. Attualmente si occupa del disegno di gioielli artistici e di un approccio al benessere basato sullo sviluppo delle funzioni della mente, sulla meditazione e sull’uso appropriato dei cristalli.

A seguire, ore 21.30

PICCOLO BUDDHA

Regia di Bernardo Bertolucci

Con Bridget Fonda, Keanu Reeves, Ying Roucheng, Chris Isaak, Alex Wiesendanger, Jo Champa

Italia, 1993, durata 165 min. – v.o.sott.it.

A Seattle, alcuni monaci provenienti dal Buthan chiedono ai genitori del bambino Jesse Konrad di accompagnare il piccolo nel Tibet, perché forse egli è la reincarnazione del Dalai Lama morto alcuni anni prima. Per far comprendere la loro fede gli regalano un libro che narra la storia del principe Siddharta, il Buddha, l’Illuminato, che viene a sua volta raccontata nel corso del film. Dagli “esami” effettuati nel monastero emerge che Jesse e altri due bambini orientali sono reincarnazioni del Lama.

La prima mondiale del film si tenne a Parigi il 4 novembre 1993, alla presenza dello stesso Dalai Lama, che per la prima volta entrò in un cinema. Per consentirgli di recarsi a dormire alle 21, come sua abitudine, la proiezione si svolse nelle ore del pomeriggio.

“Bertolucci filma una favola di iniziazione alla vita attraverso la riscoperta della propria spiritualità latente e l’abbandono consapevole e genuino a un senso di meraviglia e stupore (…) un’avventura emozionante, capace di sbalordire e soddisfare gli occhi, il cuore e la mente degli spettatori. Il soggetto del film è firmato dallo stesso regista, mentre la sceneggiatura è stata scritta da Rudy Wurlitzer (praticante buddista) e Mark Peploe. Memorabili la fotografia di Vittorio Storaro (qui alla sua ultima collaborazione con Bernardo Bertolucci) e la colonna sonora di Ryūichi Sakamoto”. (Long Take)

Se tiri troppo la corda egli si spezza, se è troppo lenta egli non suona. Il principe Siddhartha (Keanu Reeves)

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Sabato 18 maggio – ore 21.00

WALK WITH ME

Regia di Marc Francis, Max Pugh

Documentario – USA, 2017, durata 93 min. – v.o.sott.it.

Intervento di Davide Cova, Centro Dorje Ling

Con una profondità senza precedenti, il film descrive una comunità buddhista zen che ha rinunciato a tutti i propri beni e si è votata a una vita di castità per uno scopo comune: trasformare la propria sofferenza e praticare l’arte della consapevolezza con l’aiuto del maestro famoso in tutto il mondo Thich Nhat Hanh.

Questo documentario a tinte forti, le cui riprese a cavallo fra le strade degli Usa e un monastero nella campagna francese sono durate più di tre anni, è una riflessione su una comunità che si scontra con domande esistenziali e sulla routine quotidiana della vita monastica. Con il trascorrere delle stagioni, i monaci ricercano un rapporto sempre più profondo con se stessi, mentre il mondo circostante viene illustrato dai diari di Thich Nhat Hanh, con la voce di Benedict Cumberbatch

È silenzioso e puro; contiene immagini e suoni che si traducono in una dimenticata concisione. Mi è piaciuto come i registi siano riusciti a catturare e trasmettere, cinematograficamente, lo stato a volte inspiegabile di essere risvegliato.” Alejandro González Iñárritu

Vivere significa morire ogni istante nelle tempeste della vitaLa voce narrante (Benedict Cumberbatch)

Davide Cova trasmette la meditazione di Consapevolezza, Simbolico-Metaforica e Yogica offrendo corsi e ritiri principalmente presso il Centro Dorje Ling (www.centrodorjeling.it) e l’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (www.iltk.it).

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Domenica 19 maggio – ore 18.00

PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO… E ANCORA PRIMAVERA

Regia di Kim Ki-Duk

 Con Oh Yeong-su, Kim Ki-Duk, Young-min Kim (II), Seo Jae-kyeong, Ha Yeo-jin, Kim Jong-ho

 Corea del sud, Germania, 2003, durata 103 min. – v.o.sott.it.

Due monaci vivono in un eremo su un’isoletta nel centro di un laghetto circondato dalle montagne. Ma nemmeno loro riescono a sfuggire all’attrazione della vita, ai desideri, alle sofferenze e alle passioni. Sotto lo sguardo vigile del monaco anziano, il monaco giovane perde l’innocenza, scopre l’amore quando una donna entra nel loro chiuso mondo, capisce cosa significhino gelosia e possessione. Come le stagioni continuano ad alternarsi, così l’eremo resta un rifugio per lo spirito…

Dalle note di regia: “Ho voluto tracciare un ritratto delle gioie, delle rabbie, dei dolori e dei piaceri che segnano le nostre vite, attraverso la vita di un monaco che vive in un tempio a Jusan Pond, circondato soltanto dalla natura. Cinque storie del Monaco bambino, del Monaco adolescente, del Monaco adulto, del Monaco anziano e del Monaco vecchio coesistono con le immagini delle diverse stagioni. Ho voluto così affrontare il tema delle qualità che cambiano negli esseri umani, il senso della maturità nelle nostre vite, la crudeltà dell’innocenza, l’ossessione nei desideri, il dolore nei propositi omicidi e l’emancipazione nella lotta”. Kim Ki-Duk

Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián 2003: premio del pubblico; Festival internazionale del film di Locarno 2003: premio CICAE, premio Don Chisciotte, premio Netpac, premio Junior Jury. Premio Gianni Di Venanzo 2004: miglior fotografia straniera.

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NOTE

Ingresso con tessera OV 2019 e sottoscrizione
Graph. Roberta Boccacci

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Se c’è una religione che potrebbe rispondere ai bisogni della scienza moderna, questa è il buddhismo. (Albert Einstein)

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Tratta ogni momento come se fosse l’ultimo. Non prepararti per qualcos’altro. (Shunryu Suzuki)

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In quanto buddista, dovrei sforzarmi di non sviluppare un attaccamento eccessivo al buddismo, perché comprometterei la mia capacità di apprezzare il valore delle altre fedi. (Dalai Lama)


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