PASSIONI VIVENTI

  •  
  •  
  •  
  • 17

CRISTO, CINEMA E IMMAGINE

I principali avversari di Gesù? Religiosi e giusti.

E i più curiosi di conoscerlo? Miscredenti e peccatori.

Facciamoceli due conti.

(Don Dino Pirri)

La vita di Gesù è stata immortalata in molte pellicole, che hanno raffigurato la sua storia attraverso più punti di vista.  

Una figura in cui si fondono storia, fede e suggestioni mistiche, ancora capace dopo due millenni di stimolare la fantasia di registi e sceneggiatori.

Le festività di Pasqua ci offrono l’occasione di celebrare il ‘personaggio’ Gesù all’interno dell’immaginario cinematografico mondiale: 4 film fra storia, religione e parodia.

Fin dalla sua nascita e, via via, nel corso del tempo, fino ad oggi, il cinema si è sempre accostato alla figura di Cristo, anche perché – come ha avuto occasione di affermare il regista Damiano Damiani – «è difficile immaginare una sceneggiatura più avvincente del racconto della Passione, ricco com’è di colpi di scena, e con un finale memorabile».

Dalle ricostruzioni storiche più o meno attendibili alle libere rivisitazioni, spesso con conseguenti accuse di blasfemia, la vicenda – terrena e ultraterrena – di Gesù Cristo non smette di ispirare registi che, in modi spesso diametralmente opposti, lo hanno trasformato in un protagonista del grande schermo, o quantomeno in una “comparsa di lusso.

Ecco allora la nostra ideale via crucis tra gli annali del cinema, per andare a riscoprire quattro imperdibili ‘incarnazioni’ del “figlio di Dio” (o dei suoi alter ego).

 La blasfemia: Nazarin (1958)

Lui, il catalano Luis Buñuel, oltre ad essere uno dei più grandi maestri del cinema di tutti i tempi, è anche il più iconoclasta fra i registi, superbo provocatore per la sua capacità di giocare con gli elementi dell’immaginario cristiano, spesso con toni di feroce irrisione.

E in Nazarin, produzione del 1958 premiata al Festival di Cannes dell’anno successivo, Buñuel mette in scena una caustica imitatio Christi ambientata nel Messico del primo Novecento, quando il paese era sottomesso alla dittatura di Porfirio Díaz e contraddistinto da una diffusa povertà.

Figura centrale del film è appunto Nazarin (Francisco Rabal), un giovane prete cattolico che si è votato a un’esistenza di umiltà e di povertà, dedicandosi interamente al prossimo; ma il suo impegno e il suo percorso esistenziale, che ricalcano quelli di Gesù Cristo (tutt’altro che casuale, del resto, il nome del protagonista), sortiranno invariabilmente effetti opposti rispetto alle intenzioni, rivelando con impietoso sarcasmo il fallimento dei principi del Cristianesimo all’interno di una realtà grottesca e contraddittoria.

L’anticonformismo: Jesus Christ Superstar (1973)

È stato un indubbio momento di svolta per il ruolo stesso di Gesù nell’immaginario collettivo: la soglia oltre la quale il timore reverenziale per una figura dal valore prettamente religioso si è tramutato nel coraggio di rielaborare il Vangelo tanto nei contenuti quanto nella forma.

E il merito, in tal senso, va innanzitutto ad Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, che nel 1970 firmarono Jesus Christ Superstar, uno dei musical teatrali più amati e fortunati di sempre, e poi a Norman Jewison, al quale nel 1973 fu affidata la regia dell’omonima trasposizione cinematografica.

Opera rock vibrante ed energica, caratterizzata da brani trascinanti, alcuni dei quali sono diventati dei veri e propri evergreen, Jesus Christ Superstar racconta in chiave musicale, strizzando l’occhio alla controcultura hippie, l’ultima settimana nella vita del Messia prima della sua crocifissione, focalizzandosi sul rapporto conflittuale fra Gesù (Ted Neeley) e il suo discepolo ribelle Giuda Iscariota (Carl Anderson). 

Il sogno e la poesia: Su Re (2012)

Scritto e diretto da Giovanni Columbu, film straordinario, davvero poco visto, girato in Sardegna, con un Cristo molto lontano dall’iconografia pittorica e cinematografica, le cui ultime ore sono trasposte in una dimensione onirica.

Tratto dai sinottici, è un quinto vangelo – parlato in sardo, sottotitolato in italiano – che abbraccia “un sogno, in cui gli accadimenti si ripropongono nella loro perdurante drammaticità e in una sequenza non lineare: proprio come nell’esperienza del ricordare rituale e collettivo che è la messa cristiana”.

Si pensa, ovvio, al Vangelo secondo Matteo di Pasolini, si ritrovano quadri e cori cinici da Ciprì e Maresco, soprattutto, si guarda alla pittura: Caravaggio, su tutti, per tagli di luce e fisiognomica degli interpreti. Seguendo la profezia di Isaia – “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere” – Columbu affida Cristo a Fiorenzo Mattu, che non è bello, proprio no, ricorda un Bacchino tumefatto, con occhi e labbra da pesce palla. Basso, scuro e peloso: dimenticate l’iconografia zeffirelliana, il Cristo bello, biondo e agiografico, le fattezze da santino e i lunghi capelli lisci…

La satira: Brian di Nazareth (1979)

Quasi in ‘risposta’ al calligrafico Gesù di Nazareth, nel 1979 al cinema approdò un film dal taglio e dallo spirito agli antipodi rispetto a quelli dello sceneggiato TV di Zeffirelli: Brian di Nazareth, gustosissima parodia del Vangelo realizzata dai mitici Monty Python (ciascuno dei quali impegnati in una pluralità di ruoli), per la regia di Terry Jones.

Graham Chapman interpreta la parte di Brian, che ha la sfortuna di nascere a Nazareth in contemporanea con Gesù Cristo e che pertanto, fin dall’arrivo dei Re Magi, verrà scambiato per il Messia, ruolo a cui è del tutto inadeguato, finendo per farsi reclutare in una fantomatica organizzazione anti-romana, il Fronte Popolare di Giudea, e scontrandosi con le autorità romane in Palestina.

Attraverso la parabola di Brian, i Monty Python mettono alla berlina le più varie forme di estremismo e di fanatismo, ma confezionano anche alcune gag da antologia della comicità cinematografica: dall’esilarante scena del linciaggio per blasfemia alle sfuriate del povero Ponzio Pilato (Michael Palin), deriso dai suoi stessi centurioni a causa del suo amico Marco Pisellonio.

————————-

IL PROGRAMMA

Amelia (TR)

Sala comunale F. Boccarini

P.zza Augusto Vera, 10

Giovedì 18 aprile – ore 21.00

NAZARIN

Regia di Luis Buñuel

 Con Francisco Rabal, Marga López, Rita Macedo, Jésus Fernandez, Ignacio Lopez Tarso

 Messico 1958, durata 94 min. – b/n –  v.o.sott.it.

Padre Nazario, per seguire un cristianesimo ispirato totalmente ai Vangeli, ha lasciato tutto e vive in povertà per fare del bene agli altri. Convocato da un alto prelato che gli rimprovera di avere dato ospitalità a una ricercata e di avere una relazione con lei, Nazarín sceglie di lasciare la città e di andare peregrinando nel Messico infiammato dalle rivoluzioni di inizio secolo.

In compagnia di una donna abbandonata dal suo amante e della prostituta all’origine dei suoi guai, Nazarín termina la sua parabola su domande inquietanti: è possibile seguire la via di Cristo oggi? La Chiesa è in grado di assicurare una vera fede o non è piuttosto una istituzione collusa col potere e che con la verità non ha più niente a che fare?

Basato sul racconto omonimo di Benito Pérez Galdós, autore stimato dal regista aragonese la cui produzione ispirerà anche la sceneggiatura dei film Viridiana e Tristana.

Forse l’opera più pessimistica di Luis Buñuel, in cui Nazarin è l’eccezione in un mondo governato dal bisogno e dal caso, in cui il bene che egli compie si trasforma in male e gli individui peggiorano anziché migliorare.

Il film fu presentato in concorso al Festival di Cannes 1959, dove vinse il Prix international.

Non posso più credere nel processo sociale. Posso solo credere in alcuni individui eccezionali di buona fede come Nazarin, anche se falliscono. Luis Buñuel

———————

Venerdì 19 aprile – ore 21.00

JESUS CHRIST SUPERSTAR

Regia di Norman Jewison

Con Ted Neeley, Carl Anderson, Yvonne Elliman, Barry Dennen, Bod Bingram, Robert LuPone

USA 1973, durata 103 min. – v.o.sott.it.

Presentazione a cura di Attilio Faroppa Audrino, scrittore
Con un’intervista esclusiva al creatore della colonna sonora Tim Rice

Un gruppo di ragazzi in jeans e maglietta scende da un autobus nel deserto della Palestina e comincia a mettere in scena un musical sugli ultimi giorni della vita di Gesù. Ripercorriamo tutti gli episodi del Vangelo, dall’entrata trionfale in Gerusalemme, fino alla crocifissione.

Le musiche divennero un hit di massa, ma erano già famose grazie alla precedente versione teatrale (di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice). All’uscita, il film suscitò polemiche da parte della stampa cattolica, che non apprezzò il tocco “alternativo” del regista.

Per la loro interpretazione, rispettivamente di Gesù e Giuda, Ted Neeley e Carl Anderson sono stati candidati al Golden Globe nel 1974. David di Donatello 1974: miglior film straniero.

Tutti i tuoi seguaci sono ciechi, c’è troppo paradiso nelle loro menti. Judas

he looks so small, not a king at all (“appare così piccolo, non un re”) Ponzio Pilato

—————————

Sabato 20 aprile – ore 21.00

SU RE

Regia di Giovanni Columbu

Con Fiorenzo Mattu, Pietrina Menneas, Tonino Murgia, Paolo Pillonca, Antonio Forma

Italia, 2012, durata 80 min. – v.o.sott.it.

A partire dall’Ultima Cena, la vita di Gesù Cristo e la Passione vengono raccontate prendendo spunto dai Vangeli di Marco, Matteo, Luca e Giovanni, usando però soprattutto i passi del Nuovo Testamento in cui gli episodi sono raccontati in maniera difforme e con diversi punti di vista. Gli episodi sono recitati in lingua sarda da attori non professionisti e con i luoghi delle vicende trasposti in Sardegna.

Su Re è come un Rashomon pasoliniano: inceppa la traccia del tempo, narra e rinarra i medesimi eventi, ripete, varia, remixa. Così facendo sottrae il racconto evangelico all’automatismo, lo ripensa sulla pelle e nella terra, ne fa un’esperienza di attualizzazione sensoriale. E di condivisione, nell’asperità lancinante dei suoni, nella matericità odorante di immagini pittoriche, rudi, primitive, bellissime”. FilmTV

Poesia sacra sgraziata e fortemente radicata nella voce della natura, alla maniera di Pasolini e Bresson”. MyMovies

In concorso al 30° Torino Film Festival (2012)

——————–

Domenica 21 aprile – ore 18.00

BRIAN DI NAZARETH

Regia di Terry Jones

 Con Michael Palin, John Cleese, Graham Chapman, Terry Gilliam, Terry Jones

Gran Bretagna 1979, durata 94 min. – v.o.sott.it.

La vita e la morte di un contemporaneo di Gesù secondo il terribile gruppo inglese dei Monthy Python (qui ancora al completo), che non si ferma di fronte a nulla.

Esilarante soprattutto nella versione originale, ed uscito in Italia con oltre dieci anni di ritardo, verosimilmente per timori nei confronti della Chiesa Cattolica.

Il film fu censurato in molti paesi, fra cui la Norvegia. Per questo motivo molti cinema svedesi che proiettavano il film recavano in cartellone la scritta: «Questo film è talmente divertente che in Norvegia l’hanno censurato».

Ecco Brian, tuo padre…era un Romano! Era un centurione dell’esercito romano!

Vuoi dire che ti ha violentata?!

Oh, da principio sì.

Ma chi era?

Minchius Maximus, si chiamava…

Graham Chapman è convinto di essere Ebreo. Odia i Romani. Ma la madre (Terry Jones) gli svela un terribile segreto…

++++++++++++++++

NOTE

Ingresso con tessera OV 2019 e sottoscrizione
Graph. Luigia Stefanucci

++++++++++++++

La Chiesa è esattamente ciò contro cui Gesù predicò e contro cui insegnò ai suoi discepoli a combattere. (Friedrich Nietzsche)

+

Ho fatto la prima comunione. E basta. Mi pareva tutto poco credibile, i dogmi, il paradiso, l’inferno, che Cristo sia morto proprio per me. Troppo bello per essere vero. (Louis Ferdinand Céline)

+

Cristo ogni tanto torna,

se ne va, chi l’ascolta? …

Il cuore della città

è morto, la folla passa

e schiaccia – è buia massa

compatta, è cecità

(Giorgio Caproni)


  •  
  •  
  •  
  • 17