Il contemporaneo senza tempo

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In memoriam: Bruno Ganz 1941-2019

Il cinema d’autore perde il suo angelo

Quell’angelo sopra Berlino che col suo volto dolente è diventato icona indelebile del Novecento se n’è andato. Il nostro ricordo del grande attore svizzero, scomparso a 77 anni, immenso interprete di cinema e teatro. E alcuni tra i suoi film più importanti e le sue interpretazioni più belle, da recuperare.

Quell’attore che tutti pensavano fosse tedesco, ma così professionale da aver recitato – tra i tanti paesi – varie volte anche in Italia, e in un perfetto italiano, in realtà era svizzero per parte di padre, e italiano per parte di madre.

Eppure Bruno Ganz – scomparso lo scorso 16 febbraio – pareva venire da mondi lontani, quasi un alieno per la sua classe ed eleganza fuori dal tempo, per quanto fosse ormai una figura familiare a tanti.

Nato nel marzo 1941 a Zurigo (a breve avrebbe dunque compiuto 78 anni), di umili origini, si avvicinò al cinema all’inizio degli anni 60 con piccoli ruoli, salvo dedicarsi all’inizio del decennio successivo soprattutto al teatro.

Ed è proprio col teatro che nasce la sua passione per la recitazione. Nel 1967 conosce Peter Stein con cui realizza numerosi (e memorabili) progetti teatrali.

Ma è col cinema, anzi con Wim Wenders che ottiene fama internazionale e fa innamorare tutti. Una doppietta di capolavori, il killer involontario de L’amico americano (1977) e l’angelo sperduto de Il cielo sopra Berlino (1987) che gli regala la candidatura all’Oscar.

Uomo discreto e raffinato attore, Bruno Ganz, in cinquant’anni di carriera, ha lavorato con i più grandi registi diventando in qualche modo il volto del cinema d’autore europeo.

Consacrato al cinema da Eric Rohmer con La Marchesa Von…, Bruno Ganz è stato uno dei grandi interpreti dello Junger Deutscher Film, movimento cinematografico tedesco nato sulla scia della Nouvelle Vague francese.

Dall’angelo de “Il cielo sopra Berlino” a “Hitler” ne “La caduta”, il suo volto ha segnato il grande cinema d’autore europeo e non solo. Il successo internazionale con Wim Wenders e la fama in Italia con “Pane e tulipani” di Soldini … Vogliamo ricordarlo così. Ciao Bruno!

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IL PROGRAMMA

Amelia (TR)

Sala comunale F. Boccarini

P.zza Augusto Vera, 10

Giovedì 4 aprile – ore 21.00

LA MARCHESA VON…

Regia di Eric Rohmer

Con Bruno Ganz, Otto Sander, Edith Clever, Edda Seippel, Peter Lühr, Eduard Linkers

Francia, Germania, 1976, durata 107 min. – v.o.sott.it.

Presentazione a cura di Francesco Patrizi, critico cinematografico

Da una novella (1808) di Heinrich von Kleist: nel 1799 in Lombardia una giovane vedova rischia in un assedio di essere violentata dalla soldataglia russa, ma viene soccorsa da un giovane conte che, però, mentre lei si trova priva di conoscenza, approfitta di lei. Rimane incinta, ma rifiuta l’evidenza. La sua ostinazione nel dichiararsi innocente è scambiata per impudenza dai familiari che la scacciano.

Il modo con cui, sul filo di un’ironia ora comica ora tragica, E. Rohmer ha messo in immagini quasi parola per parola H. von Kleist ha del miracoloso per la ricostruzione dell’epoca neoclassica, l’impassibilità con cui registra il comportamento dei personaggi, la direzione degli attori. Una commedia “lacrimosa” che non ha nulla di “sentimentale”. (ilMorandini)

Fotografia di Nestor Almendros. Il film ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria al 29º Festival di Cannes.

Non mi saresti sembrato un diavolo se, alla tua prima apparizione, non ti avessi preso per un angeloLa Marchesa al Conte

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Venerdì 5 aprile – ore 21.00

IL CIELO SOPRA BERLINO

Regia di Wim Wenders

Con Bruno Ganz, Peter Falk, Solveig Dommartin, Otto Sander, Didier Flamand, Curt Bois

Germania, 1987, durata 130 min. – v.o.sott.it.

Versione Restaurata – Con un’intervista a WW, Peter Falk e Solveig Dommartin

Vagando per una Berlino ancora divisa e osservando la sua umanità, un giorno l’angelo Damiel si innamora di Marion, una trapezista francese. Incoraggiato da Peter Falk, in città per girare un film sul nazismo e che si rivela lui stesso un ex-angelo, Damiel decide allora di abbandonare l’immortalità a favore della vita terrena.

Il cielo sopra Berlino è un’autentica sinfonia d’immagini, suoni e musica capace di trapassare dall’urlo al sussurro, dal Cielo alla Terra, dalla Vita alla Morte, dal racconto dell’Omero Curt Bois – memoria storica della città – ad un concerto di Nick Cave.

Presentato in concorso al 40º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la Migliore Regia. 1988 – European Film Awards: Miglior attore non protagonista a Curt Bois; Miglior regista a Wim Wenders. 1989 – Independent Spirit Awards: Miglior film straniero a Wim Wenders.

Sono stata tanto sola: anche non avendo mai vissuto da sola. Sai, quando ero con qualcuno spesso ero felice, ma comunque pensavo fosse del tutto casuale: questa gente erano i miei genitori, ma avrebbero potuto anche essere altri. Perché mio fratello era quello con gli occhi marroni e non invece quello con gli occhi verdi che stava sulla banchina di fronte? La figlia del tassista, ad esempio, era mia amica; ma avrei anche potuto passare il braccio intorno al collo di un cavallo: sarebbe stato lo stesso. Stavo con un uomo, ero innamorata. Ma avrei anche potuto piantarlo e andarmene via con quel tizio sconosciuto che avevamo incontrato per la strada. Dialogo tra Damiel (Bruno Ganz) – Marion (Solveig Dommartin)

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Sabato 6 aprile – ore 21.00

LA CADUTA – GLI ULTIMI GIORNI DI HITLER

Regia di Oliver Hirschbiegel

 Con Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler

Germania, 2004, durata 150 min. – v.o.sott.it.

Intervento di Arturo Annecchino, compositore

Berlino, aprile 1945. Gli ultimi giorni della vita di Adolf Hitler raccontati da Traudl Junge, la segretaria che gli fu accanto nel bunker sotto la Cancelleria, dove il dittatore si era rifugiato insieme agli altri capi del regime nazista mentre l’esercito russo si accingeva a conquistare la città di Berlino…

Candidato all’Oscar 2005 come Miglior Film Straniero. Bruno Ganz per prepararsi al ruolo di Hitler ha studiato i comportamenti dei malati di Parkinson in un ospedale svizzero.

L’Hitler di Ganz con i suoi baffetti ispidi e curati, il suo portamento fiero, i suoi modi gentili, cordiali e premurosi, il tono della voce mellifluo, entra di diritto nella storia delle grandi reinterpretazioni creative”. Alberto Castellano, ‘Il Mattino’, 30 aprile 2005

Già da domani milioni di persone mi malediranno… ma è così che ha voluto il destino. Adolf Hitler (Bruno Ganz)

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Domenica 7 aprile – ore 18.00

PANE E TULIPANI

Regia di Silvio Soldini

 Con Licia Maglietta, Bruno Ganz, Giuseppe Battiston, Marina Massironi, Antonio Catania

Italia, 2000, durata 105 min.

Licia Maglietta è la “casalinga pescarese” che durante una triste gita in corriera rimane per strada e finisce a Venezia. Chiama il marito e gli dice che tornerà presto. A Venezia fa incontri particolari e ci scappa anche l’intermezzo sentimentale col maturo cameriere Ganz. Film della fuga, dolcemente anomalo, francesizzante. Per schemi non italiani, appunto. Infatti ha sorpreso un po’ tutti, compreso il pubblico che lo ha onorato. La Maglietta sembra toccata dalla grazia. Lei, non bella, diventa bellissima e affascinante.

Vincitore di numerosi riconoscimenti: ben nove David di Donatello, cinque Nastri d’argento, sette Ciak d’oro e un Globo d’oro, premio Flaiano e candidato a tre European Film Awards nel 2000.

È stato presentato nella Quinzaine des Réalisateurs del 53º Festival di Cannes. Distribuito in tutto il mondo. 2° incasso di tutti i tempi nella storia del cinema svizzero, più spettatori in Germania che in Italia.

Gli specchi dovrebbero riflettere un momentino, prima di riflettere le immagini. (Cocteau)

Intendo calare negli Abruzzi e ricondurre qui Rosalba. Due compagni mi seguiranno nell’impresa. Dialogo tra Fernando (Bruno Ganz) – Fermo (Felice Andreasi)

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NOTE

Ingresso con tessera OV 2019 e sottoscrizione

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