Oltre il dolore

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Vita e malattia, viaggio nel senso profondo dell’esistenza

La malattia è un avvertimento che ci è dato per ricordarci ciò che è essenziale.

(Libro della saggezza tibetana)

Siamo di fronte a una società folle, che ha perso di vista la posta in gioco, il senso del vivere e del morire: una rassegna per riflettere sui pregiudizi del dualismo “sano/malato”.

Nei confronti della disabilità e della malattia, la “settima arte” è diventata un mezzo di comunicazione, ci fa entrare nei panni dell’altro e capire quali strategie inconsce mettiamo in atto di fronte alla “diversità“.

Sul grande schermo, in poche parole, la disabilità si svincola dallo stereotipo assistenziale e diventa oggetto di riflessione culturale.

Persone con super-risorse, adattamenti (sublimi) per rendere più accessibili storie “scomode”. Ma anche personaggi veri, con vissuti che trasmettono un’interiorità profonda e lasciano un segno, obbligano a non girarsi dall’altra parte.

L’attesa della morte non è un tempo da sprecare, può essere ricco di sentimenti, di ricordi profondi per chi resta.

Film magnifici, che parlano di uomini, del loro rapporto con il mondo e la natura, di Dio e della morte, e ne fanno uno spettacolo grandioso. Proprio quello che è la vita. Proprio quello che è il cinema.

accarezzare puoi il dolore

e trasformare in canto

la felicità.

Grigore Vieru

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IL PROGRAMMA

Amelia (TR)

Sala comunale F. Boccarini

P.zza Augusto Vera, 10

Venerdì 22 marzo – ore 21.00

LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

Regia di Julian Schnabel

Con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josée Croze, Anne Consigny, Patrick Chesnais

Francia, 2007, durata 112 min. – v.o.sott.it.

Il film non è più distribuito in Italia

L’8 dicembre 1995, un incidente violento, ha gettato Jean-Dominique Bauby, giornalista e padre di due figli, in coma. Quando ne esce l’unico movimento che gli è consentito è quello di un occhio con il quale comunica e con il quale riesce a scrivere un libro ‘Lo scafandro e la farfalla’.

Vincitore del premio per la migliore regia al 60º Festival di Cannes. 2008 – Golden Globe: Miglior film straniero; Migliore regia a Julian Schnabel. 2008 – Premio BAFTA: Migliore sceneggiatura non originale a Ronald Harwood.

Ero cieco e sordo, non mi serviva necessariamente la luce dell’infermità per vedere la mia vera naturaJean-Dominique Bauby (Mathieu Amalric)

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Sabato 23 marzo – ore 21.00

MARE DENTRO

Regia di Alejandro Amenábar

Con Javier Bardem, Belen Rueda, Lola Dueñas, Mabel Rivera, Celso Bugallo, Clara Segura

Spagna, 2004, durata 125 min. – v.o.sott.it.

Ramón è costretto a letto da trent’anni. La famiglia si prende cura di lui. La finestra della sua stanza che affaccia sul mare è l’unica apertura verso il mondo. Da giovane ha navigato a lungo e sul mare gli è capitato l’incidente che gli ha rovinato la vita. Da allora, l’’unico suo desiderio è quello di mettere fine alla propria esistenza con dignità. L’arrivo di due donne sconvolgono il mondo di Ramón: Julia, l’avvocato che lo sostiene nella sua lotta di porre fine alla vita nel modo che ritiene giusto, e Rosa, una donna del paese, che cerca di convincerlo che vale la pena continuare a vivere comunque.

Gran Premio della Giuria e Coppa Volpi a Javier Bardem per la migliore interpretazione maschile alla 61esima mostra internazionale del Cinema di Venezia 2004; Golden Globe 2005 come Miglior Film Straniero; Oscar come Miglior Film Straniero 2005; David di Donatello 2005 come Miglior Film dell’Unione europea. 14 premi Goya.

Julia: “Ci sono altre forme di fare l’amore”.

Julia: “Perché ridi tanto Ramón?” – Ramón: “Quando uno non può scappare e dipende costantemente dagli altri… impara… impara a piangere ridendo”.

Ramón: “Cosa sono due metri? Un tragitto insignificante per qualsiasi essere umano. Però per me questi due metri che servono per poter arrivare a te e per poterti almeno toccare sono un viaggio impossibile, una chimera, un sogno, per questo voglio morire”.

Padre Francisco: “Una libertà senza vita non è una libertà” – Ramón: “Una vita senza libertà non è una vita”.

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Domenica 24 marzo – ore 18.00

50 E 50

Regia di Jonathan Levine

Con Joseph Gordon-Levitt, Seth Rogen, Anna Kendrick, Bryce Dallas Howard, Anjelica Huston

USA, 2011, durata 100 min. – v.o.sott.it.

Il non ancora trentenne Adam ha una vita tranquilla e appagante: è fidanzato con la bella Rachael e si diverte con l’amico Kyle. Quando scopre di essere malato di cancro tutto cambia: frustrato, incapace di accettare la malattia, il giovane non reagisce, sembra non voler combattere. L’amicizia con Kyle e l’incontro con Katherine gli faranno aprire gli occhi: la vita può ricominciare, basta guardare al mondo con occhi diversi e non dare nulla per scontato.

National Board of Review Awards 2011: miglior sceneggiatura originale; Independent Spirit Awards 2012: miglior sceneggiatura d’esordioPremio del Pubblico al 29mo Torino Film Festival.

“Non puoi cambiare la situazione, ma il modo in cui viverla.” Rachel (Bryce Dallas Howard)

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NOTE

Ingresso con tessera OV 2019 e sottoscrizione
Graph. Luigia Stefanucci

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Mare dentro, mare dentro,

senza peso nel fondo,

dove si avvera il sogno:

due volontà fanno vero un desiderio nell’incontro.

 

Un bacio accende la vita

con il fragore luminoso di una saetta,

il mio corpo cambiato

non è più il mio corpo,

è come penetrare al centro dell’universo.

 

L’abbraccio più infantile,

è il più puro dei baci,

fino a diventare un unico desiderio.

 

Il tuo sguardo, il mio sguardo,

come un’eco che ripete senza parole:

più dentro,

più dentro,

fino al di là del tutto,

attraverso il sangue e il midollo.

 

Però sempre mi sveglio,

e sempre voglio essere morto,

per restare con la mia bocca

preso nella rete dei tuoi capelli.

Ramón Sampedro

[La poesia è dedicata a Julia, la donna amata da Ramón, avvocatessa che lo sostenne nella sua battaglia e anch’essa afflitta da una malattia degenerativa, la CADASIL].

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La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza più onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno della salute e in quello della malattia. Preferiremmo tutti servirci soltanto del passaporto buono, ma prima o poi ognuno viene costretto, almeno per un certo periodo, a riconoscersi cittadino di quell’altro paese.

(Susan Sontag)

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Le malattie dell’anima sono più pericolose e più numerose di quelle del corpo.

(Cicerone)

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È nella malattia che ci rendiamo conto che non viviamo soli, ma incatenati a un essere d’un altro regno, dal quale ci separano degli abissi, che non ci conosce e dal quale è impossibile farci comprendere: il nostro corpo.

(Marcel Proust)


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