ONCE UPON A TIME…

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Favole sul potere dell’immaginario: film vietati a chi non sa sognare

In principio era la Favola. E vi sarà sempre. (Paul Valéry)

M. Bava + M. Garrone + M. Night Shyamalan: un miscuglio (meraviglioso) di horror e fantasy, che della fiaba sono le declinazioni intime, la bellezza potente di una pittura preraffaellita, eccentrica intuizione della metamorfosi barocca (ovidiana) che attraversa l’universo delle storie.

Ognuna delle vicende singolarmente narrate contiene qualcosa delle altre: un doppio, un riflesso, una citazione, uno scambio di sguardi.

Cinema intensamente spettacolare, ricco di (fiabesca) autenticità, modernamente iperrealista. Emozioni, sorprese, paesaggi incantati e pur verissimi, metamorfosi a non finire: orrido e sublime, macabro e ironico si rincorrono all’insegna del femminile in mirabile equilibrio.

Sono le donne in diverse età, forse persino una donna sola, le protagoniste di queste storie, le sole che possono destabilizzare lo sguardo e gli immaginari producendo mutazioni imprevedibili.

Fiabe paurose (come sono tutte le fiabe), visto che il sentimento umano è nel profondo ricco di pulsioni archetipiche e immutabili, paure e desideri, fragilità e violenze che questi registi esplorano, qui spogliato dalla temporalità e dalla contingenza, immerso nel paesaggio del Mito.

Eros e Thanatos sono ossessioni supremamente vitali, le bestie si riconoscono all’odore e gli uomini (e le donne) diventano mostri tutti allo stesso modo. Gli esseri umani sono scorticati per rivelarne l’intima fragilità e levati dalla loro pelle, perché è l’unico modo di chiamare in superficie quella pietas che ci permette di accettare la vita, anche nella sua suprema crudeltà.

Bisogna avere il coraggio di saper guardare con gli occhi meravigliati di quando avevamo dieci anni, di lasciarsi andare, di credere.

In questo modo risulta difficile uscire dal cinema senza un qualcosa in più, senza essere stati rapiti da un inaspettato ritorno al passato, e soprattutto senza aver la voglia di custodire gelosamente una parte di noi stessi che credevamo perduta, ma che in realtà era solamente ben nascosta.

Non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalla profondità del sangue e dell’angoscia. (Franz Kafka)

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Rassegna cinematografica pensata in occasione della mostra di Ugo Levita: “Amelia o della pittura dal nome di donna”, a cura di Antonio Carlo Ponti e Mino Lorusso – Museo Archeologico di Amelia (TR), 15 dicembre – 2 febbraio. (https://www.ugolevita.it/)

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IL PROGRAMMA

Amelia (TR)

Sala comunale F. Boccarini

P.zza Augusto Vera, 10

Venerdì 1° febbraio – ore 21.00

LA MASCHERA DEL DEMONIO

Regia di Mario Bava

 Con Andrea Checchi, Ivo Garrani, John Richardson, Arturo Dominici, Barbara Steele, Antonio Pierfederici

 Italia, 1960, durata 84 min.

Versione restaurata, con un’intervista a Barbara Steele (1995)
Presentazione a cura di Paolo Romanucci, critico cinematografico

Due incauti viaggiatori nelle steppe russe fanno resuscitare la strega Asa, suppliziata dall’Inquisizione due secoli prima. Asa, dopo aver vampirizzato mezza famiglia, cercherà di impadronirsi del corpo della pronipote che è identica a lei.

L’esordiente Bava – che firma anche la fotografia – si ispira al racconto Il Vij di Nikolaj Gogol’ e ne trae uno dei capolavori assoluti dell’horror (non solo italiano). Memorabile la Steele.

Non sono più tuo padre, il mio sangue non è più il tuo. Nelle tue vene scorre una linfa maledetta.

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Sabato 2 febbraio – ore 21.00

IL RACCONTO DEI RACCONTI – TALE OF TALES

Regia di Matteo Garrone

Con Salma Hayek, John C. Reilly, Christian Lees, Jonah Lees, Alba Rohrwacher

 Italia, Francia, Gran Bretagna, 2015, durata 125 min. – v.o.sott.it.

Dall’amara storia di una regina (Salma Hayek) che mangia il cuore di un drago per avere un erede alla storia di due sorelle misteriose che provocano la passione di un re (Vincent Cassel) e a quella di un re ossessionato da una pulce gigante che lo porta a preoccuparsi oltre misura per la sua giovane figlia: differenti storie intrecciano il bello con il grottesco, in un clima di sorprendente ed unica immaginazione gotica.

“Matteo Garrone attinge a piene mani, e con grande libertà creativa, a tre racconti de ‘Lo cunto de li cunti’, la raccolta di fiabe più antica d’Europa, scritta fra il 1500 e il 1600 in lingua napoletana da Giambattista Basile. Il risultato è un caleidoscopio di immagini potenti ed evocative, ma anche un carnevale di umani sentimenti, pulsioni e crudeltà, nonché una riflessione profondissima sulla natura dell’amore, che può (dovrebbe) essere dono e che invece, per quelle fiere che sono (ancora) gli esseri umani, è spesso soprattutto cupidigia”. MyMovies

Ha vinto 3 Nastri d’Argento. Il film ha ottenuto 12 candidature e vinto 7 David di Donatello, 2 candidature e vinto un premio ai Globi d’oro.

Ogni nuova vita richiede la perdita di una vita.

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Domenica 3 febbraio – ore 18.00

LADY IN THE WATER

Regia di M. Night Shyamalan

Un film con Paul Giamatti, Bryce Dallas Howard, Bob Balaban, Jeffrey Wright, Sarita Choudhury

 USA, 2006, durata 110 min. – v.o.sott.it.

Il tranquillo custode di un complesso residenziale recupera dalla piscina comune una creatura che lui crede una ragazza un po’ diafana. In realtà Story è una ninfa che sta sfuggendo dalle fauci di un mostro affamato.

Il film, scritto, prodotto, diretto e interpretato da M. Night Shyamalan, è ispirato ad una fiaba che lo stesso regista aveva scritto per raccontarla ai suoi figli.

Il film di Shyamalan pretende un atto di fede. Se non credete alle fiabe, se siete cinici prima ancora che scettici o se credete che tutto sia stato già raccontato e nel mondo non ci sia spazio per l’originalità e l’incanto, lasciate stare. Se invece avete bisogno di credere in fatti inverosimili, in creature fantastiche e siete disposti ad aiutarle nella loro nobile impresa di salvare il mondo, allora tuffatevi nella piscina del Cove, perché Lady in the water è una fiaba straordinaria”. Marzia Gandolfi, MyMovies

Gli uomini credono che ognuno sia solo in questo mondo. E non è vero. Siete tutti legati. L’azione di uno può influire sul futuro di tutti… 

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NOTE

Ingresso con tessera OV 2019 e sottoscrizione
Graph. Roberta Boccacci

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Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti. (GK Chesterton)

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La strega incarna i desideri, i timori e le altre tendenze della nostra psiche che sono incompatibili con il nostro io. (Carl Gustav Jung)

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Noi siamo l’enigma che nessuno decifra. Siamo la favola racchiusa nella propria immagine. Siamo ciò che continua ad andare avanti senza arrivare mai a capire. (Jostein Gaarder)


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