VISIONARIA

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LA SOVVERSIONE DELLE IMMAGINI: QUANDO IL CINEMA VIAGGIA NEL MONDO DELL’ARTE

La vita è un sogno. È il risveglio che ci uccide. Colui che ci deruba dei nostri sogni ci deruba della nostra vita.

Virginia Woolf, Orlando (1928)

(Ugo Levita, Concerto grosso per la Bestia, olio su tela – cm 1,20 × 80)

Può l’inafferrabile essere afferrato? Possono tempo storico e tempo della coscienza interiore (che ci hanno detto essere sempre sfasati) trovare il loro equilibrio nel “Tempo dell’Incanto”?

La risposta a tutte queste domande sembrerebbe, d’istinto, negativa.

Ma qui siamo alle prese con alcuni grandi capolavori della cinematografia internazionale, alcune tra le più riuscite espressioni “dell’ARTE DELLE ARTI” (Bernardo Bertolucci). E con un pittore e una mostra molto particolari.

I film, dicevamo. Pellicole da “sfogliare” e da vedere con altri occhi, per capire l’origine e i significati reconditi nascosti dietro le immagini. Opere da raccontare e analizzare attraverso i dettagli apparentemente insignificanti, i simboli sconosciuti e i dichiarati richiami all’arte.

Rassegna cinematografica pensata in occasione della mostra di Ugo Levita: “Amelia o della pittura dal nome di donna”, a cura di Antonio Carlo Ponti e Mino Lorusso – Museo Archeologico di Amelia (TR), 15 dicembre – 2 febbraio. (https://www.ugolevita.it/)

Perché questa mostra è un vissuto della meraviglia e quest’ultima è il sentimento che ci fa guardare intorno e che stimola sensibilità emotiva e pensiero critico.

Ognuna delle tele qui esposte è il risultato di un lungo lavoro: ciò che colpisce è la pittura giocosa, surrealista nella “messa in scena” di figure oniriche, iperrealista per l’illusionismo fotografico, espressionista nell’esaltazione del lato emotivo della realtà.

Rassegna e mostra allontanano lo spettatore dal mondo reale per condurlo verso un universo simbolico e ricco di metafore: il gioco surrealista sul grande schermo si combina con la possibilità (pittorica) di trasformare la realtà in una giostra sfrenata dell’immaginazione: un magico connubio di esperienze visive da non perdere.

Il meraviglioso è sempre bello, anzi, solo il meraviglioso è bello.

André Breton

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Si parte con La montagna sacra di Alejandro Jodorowsky (1973): il capolavoro visionario, simbolico e surreale dell’autore cileno. Nove personaggi scalano una montagna sulla cui sommità sperano di accedere al segreto dell’immortalità. Allegorie mistico-religiose in un viaggio che è soprattutto un’odissea interiore.

Per passare a Orlando di Sally Potter (1992), film visionario e filologico a un tempo, tratto dall’omonimo geniale romanzo di Virginia Woolf, che indaga in profondità l’essere umano, fuori dagli schemi rigidi dell’appartenenza a un genere fisso, in una lunga biografia che attraversa quattro secoli: il semprevivo liberatorio esercizio di guardare oltre il proprio Io reale, oltre la propria condizione contingente, oltre i confini tra generi e sessualità per aprirsi alle mille minuscole fenditure dove passa, fulmineo, il “canto del mondo”.

Per finire con Brazil di Terry Gilliam (1985): il regista avrebbe voluto chiamarlo 1984 e mezzo, per omaggiare Orwell e Fellini. Invece si accontentò di citare la musica che per tutto il film ascoltiamo in varie versioni. Senza rinunciare ad una citazione alla Corazzata Potemkin, Gilliam costruisce una distopia burocratica che vince grazie al suo fascino visionario e ad un finale memorabile.

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IL PROGRAMMA

Amelia (TR)

Sala comunale F. Boccarini

P.zza Augusto Vera, 10

Venerdì 14 dicembre – ore 21.00

LA MONTAGNA SACRA

Regia di Alejandro Jodorowsky

Con Alejandro Jodorowsky, Horacio Salinas, Ramona Sanders, Valerie Jodorowsky, Ana De Sade

 USA 1973 – durata 115 min. – v.o.sott.it.

In una emblematica nazione latinoamericana, repressa e sottosviluppata, un giovane ladro e nove potenti ricorrono a un alchimista perché li faccia partecipi del segreto dell’immortalità. Devono raggiungere nove saggi che da tremila anni vivono in cima a una mitica montagna…

Sincretica esplosione di riferimenti alchemici, frammenti surrealisti e immaginario religioso-sacrilego, assemblata dal poeta-regista-filosofo sudamericano nel suo film più famoso. Provocatorio all’epoca, sempre avvolto da un alone di fascinoso mistero.

La pellicola partecipò a diversi festival internazionali del 1973, tra cui il 26º Festival di Cannes.

Sapere, osare, volere, tacere. L’alchimista (Alejandro Jodorowsky)

(cerimonia della morte) “Rinunciate ai vostri piaceri, ai vostri dolori, agli amici, agli amanti. Rinunciate alla famiglia, al passato. Abbandonate ciò che odiate, ciò che desiderate. Voi conoscerete il nulla: è l’unica realtà!” L’alchimista (Alejandro Jodorowsky)

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Sabato 15 dicembre – ore 21.00

ORLANDO

Regia di Sally Potter

Con Billy Zane, Lothaire Bluteau, Tilda Swinton, John Wood (II), Dudley Sutton, Thom Hoffman

Gran Bretagna, 1992 – durata 92 min. – v.o.sott.it.

Interviene Attilio Faroppa Audrino, scrittore: Il surrealismo tra arte e letteratura

Il nobiluomo Orlando è benvoluto dalla regina Elisabetta I (1533-1603) e, dopo la sua morte, si innamora di una principessa russa che però lo abbandona. Durante il regno di Guglielmo I (1689-1702) è ambasciatore in Medio Oriente, quando si trasforma in donna. Tornata in Inghilterra, Lady Orlando, nell’era vittoriana (1837-1901), trova l’uomo dei suoi sogni, ma questi la lascia. Nel 1992 è madre di una bambina.

Il romanzo fantastico di Virginia Wolf sull’ambiguità sessuale trova nell’opera di Sally Potter un’abile sceneggiatura e un’intelligente, oltre che elegante, trasposizione in immagini. Grande prova della protagonista Tilda Swinton.

L’opera, presentata in anteprima al Thessaloniki International Film Festival del 1992, venne proiettata anche al Festival del Cinema di Venezia e al Toronto Film Festival nel settembre dello stesso anno.

David di Donatello 1993 per Migliore Attrice Straniera a Tilda Swinton. Costumi di Sandy Powell.

Non trovo che tre parole per descrivere il sesso femminile, e nessuna è degna di essere menzionata. Orlando (Tilda Swinton)

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Domenica 16 dicembre – ore 18.00

BRAZIL

Regia di Terry Gilliam

Con Robert De Niro, Jonathan Pryce, Katherine Helmond, Bob Hoskins, Jim Broadbent

USA, 1985 – durata 131 min. – v.o.sott.it.

Sam Lawry è addetto agli sterminati archivi di una megalopoli, capitale di un non identificato Paese, in cui la fanno da padrone il Potere e la Burocrazia. Nulla sfugge al sistema computerizzato del Dipartimento Informazioni. Nella città da qualche tempo hanno preso ad agire gruppi di terroristi, che seminano il terrore pur di smuovere qualcosa. Sam, dal canto suo, oppone al grigiore della routine la sua possibilità di evadere nel sogno. Un giorno, però…

Libera rilettura del romanzo di Orwell “1984”, il film è un’opera dove trionfa il gusto dello sberleffo, tipico dei Monty Python. L’ingresso dell’idraulico De Niro è da antologia.

“Terry Gilliam realizza con Brazil il suo massimo capolavoro, sicuramente uno dei migliori film di fantascienza della storia del cinema“. https://www.ilcartello.eu

Che cos’è che non può sopportare?

I pezzi di carta: odio la burocrazia. Ascolti: tra un po’ di tempo, grazie al vostro bellissimo sistema, non si potrà più aprire un rubinetto senza riempire un 27B/60. Be’, a me non mi fregate.

Dialogo tra Archibald ‘Harry’ Tuttle (Robert De Niro) – Sam Lowry (Jonathan Pryce)

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NOTE

Ingresso con tessera OV 2018 e sottoscrizione
Graph Roberta Boccacci

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Un poeta somma in sé l’Atlantico e il leone. Se l’uno vi sommerge, l’altro vi addenta. Se sfuggiamo alle zanne, cadiamo in preda ai flutti. Un uomo che ha il potere di distruggere le illusioni è al tempo stesso belva e onda. Le illusioni stanno all’anima come l’atmosfera alla terra. Toglietele quella tenera coltre d’aria, e vedrete la pianta morire, svanire i colori. La terra su cui noi camminiamo non è che brace estinta. È marga quella che calpestiamo, e ciottoli ingrati ci feriscono il piede. La verità è un fulmine che ci annienta. La vita è un sogno. È il risveglio che ci uccide. Colui che ci deruba dei nostri sogni ci deruba della nostra vita.

Virginia Woolf, Orlando, 1928


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