Zen Cowboy

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Non credo nelle lezioni di canto: o sei capace di cantare o non lo sei.

In Loving Memory of Harry Dean Stanton (1926 – 2017)

(Photo by Giles Clarke/Getty Images)

La sua faccia è la storia” (Sam Shepard): il suo viso scarno, rugoso, scavato dal tempo e dalla vita è uno dei più riconoscibili del cinema americano. A 91 anni ci ha lasciato Harry Dean Stanton, probabilmente il miglior caratterista rimasto finora in circolazione.

Un attore entrato nel Mito a poco a poco, per accumulo di grandezza. È stato il piccolo grande uomo per due, tre generazioni. Il nostro amico americano. Il più grande attore “casuale” della storia.

Che, ad un certo punto della sua carriera, deve essersi accorto di indossare una faccia che, da sola, valeva quanto la sceneggiatura di un bel film. Da allora ha forse smesso di recitare, limitandosi ad “essere” Harry Dean Stanton davanti alla macchina da presa, in decine e decine di film.

«Per me recitare non è molto diverso da vivere. Ho ceduto a questo mestiere, nella stessa maniera in cui ho ceduto alla vita, nel senso che la vivo, sapendo che è una grande fantasmagoria». Cantare e recitare, amava ripetere «sono più o meno la stessa cosa, chiunque può farlo, basta imparare».

Pochissimi personaggi possono vantare una carriera come la sua. Una cavalcata di oltre 250 film, che ha attraversato trasversalmente il (grande) cinema di genere, soprattutto western, e le opere di importantissimi autori come Wim Wenders e David Lynch.

Sono però solo due i lungometraggi che hanno visto Harry Dean Stanton interpretare un ruolo da protagonista, curiosamente entrambi usciti nel 1984: Repo Man di Alex Cox e l’indimenticabile Paris, Texas di Wim Wenders.

Quest’ultimo rappresentò il vero film della svolta per un attore da sempre abituato al ruolo marginale di caratterista. Nel bellissimo documentario di Sophie Huber Harry Dean Stanton: Partly Fiction, presentato a Venezia nel 2013, Wim Wenders racconta le enormi resistenze psicologiche che Stanton dovette superare per entrare nel personaggio di Travis Henderson. Un enigmatico camminatore solitario, un loner che attraversa i crepacci dell’America profonda senza una meta, ammutolito da un passato troppo doloroso per poter essere raccontato.

C’era un tratto biografico troppo acuminato e doloroso in quel personaggio: sotto molti aspetti Travis Henderson era Harry Dean Stanton. Quella interpretazione, poi rivelatasi sublime proprio perché così sofferta ed autentica, avrebbe sancito la definitiva consacrazione di un grandissimo attore, e di un uomo che non ha mai barattato la sua libertà con la gabbia dorata del successo economico.

«Abbiamo provato a farlo parlare, ma lui preferisce cantare», hanno dichiarato i realizzatori del documentario. Neanche un genio assoluto come David Lynch, sodale di Stanton con cui ha girato diversi film (tra gli altri il magnifico e spesso dimenticato Una storia vera), riesce nell’impresa di tirare fuori dall’amico qualche verità profonda sulla sua natura. Appena giunge al punto di svelare parte del suo vissuto più intimo la parola si arresta, offuscata dal fumo dell’ennesima sigaretta accesa.

Anche per questo chi ama il cinema ama senza riserve Harry Dean Stanton, un grande outsider, un vecchio amico che ci accompagna da anni in quella meravigliosa vita (alternativa) che è la finzione cinematografica.

iniziativa In collaborazione con Sentieri Selvaggi

AMELIA (TR)

BIBLIOTECA COMUNALE LUCIANO LAMA

SALA CONTI PALADINI

Largo Caduti delle Stragi di Nassiriya e Kabul, 1

VENERDÌ 8 GIUGNO – ORE 21.30

PARIS, TEXAS

REGIA DI WIM WENDERS

Con Harry Dean Stanton, Hunter Carson, Justin Hogg, Nastassja Kinski, Dean Stockwell

durata 150 min. – USA 1984 – v.o.sott.it. 

Versione restaurata – Con un’intervista a Wim Wenders

Travis crolla stremato nel deserto della California. Suo fratello lo porta a casa propria e qui l’uomo ritrova suo figlio di otto anni. Poco a poco Travis esce dal silenzio e stabilisce un buon rapporto col bambino. Saputo che sua moglie vive a Houston, vi si reca col figlio. Ritrova Jane che lavora in un “peep show”, rievoca con lei il loro passato e le lascia il bambino. Poi riparte verso l’ignoto.

Alla fine ho interpretato la parte che volevo. È il mio film migliore. Non solo per la grande regia di Wenders, per la grande sceneggiatura di Sam Shepard, per la grande musica di Ry Cooder, ma perché è una storia che ha significato tanto per molte persone. Se dopo questo film non facessi più niente sarei contento lo stesso. Harry Dean Stanton

Vincitore della Palma d’oro come miglior film al Festival di Cannes 1984

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Sabato 9 giugno – ore 21.30

HARRY DEAN STANTON: PARTLY FICTION

Regia di Sophie Huber

Durata  77 min. – USA, Svizzera, 2012 – v.o.sott.it.

Il film non è distribuito in Italia

Il titolo del documentario prende spunto da un brano musicale di Kris Kristofferson, che racconta di un uomo e della sua natura contraddittoria, in parte reale, in parte fittizia.

Scritto e diretto da Sophie Huber, Harry Dean Stanton: Partly Fiction, è il ritratto di un artista che ha gestito la propria notorietà con grande misura; il suo sorriso discreto e lo sguardo vivace invadono lo schermo: “volevamo ricreare un’atmosfera che appartiene a Harry, muovendoci insieme a lui, nella sua mente, al suo ritmo, invece che seguire un semplice ordine biografico”.

Il racconto in prima persona dell’attore, ripreso mentre canta arie nostalgiche con la sua voce ancora forte e potente, o mentre fuma fuori dal proprio locale preferito, si succedono a dichiarazioni di celebri personalità del mondo della settima arte.

Immagini in bianco e nero si alternano al colore, può trattarsi di sequenze di film o di appunti della quotidianità, in un documentario che ripercorre ed omaggia il percorso umano e artistico di un caratterista che ha lavorato per oltre duecentocinquanta pellicole.

Per poco più di una settantina di minuti, ripercorriamo le emozioni dei dietro le quinte, gli amori e le amicizie di un uomo che ha amato la vita, un’icona del cinema americano.

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Domenica 10 giugno – ore 21.30

REPO MAN – IL RECUPERATORE

Regia di Alex Cox

Con Harry Dean Stanton, Vonetta McGee, Emilio Estevez, Tracey Walter, Olivia Barash.

Durata 92 min. – USA, 1984 – v.o.sott.it.

Il film non è più distribuito

Le imprese di alcuni addetti al recupero di auto tenute da acquirenti morosi si mescolano a intrighi di scienziati impazziti, Cia, avvistatrici di Ufo e fenomeni di radioattività.

Sorprendente opera prima di Alex Cox, fotografia di Robby Müller. La colonna sonora contiene tracce punk rock ormai diventate dei classici, spaziando dai Black Flag ai Circle Jerks ai Suicidal Tendencies, Iggy Pop e altri.

Il film si basa sulle esperienze del regista, che aveva lavorato per poco tempo come recuperatore di auto a Los Angeles, ma molto presto cambia direzione, iniziando a parlare degli alieni, della CIA, dei televangelisti, di ladri punk e altri personaggi e situazioni strane, tutte unite da una lunga serie di simpatiche e quasi impossibili coincidenze.

«…It’s 4 A.M., do you know where your car is?»

«Sono le quattro di mattina… sai dov’è la tua auto?»

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NOTE

Ingresso con tessera OV 2018 e sottoscrizione
Graph Luigia Stefanucci

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Il grande Harry Dean Stanton ci ha lasciati. Se ne va un grande. Non c’è nessuno come Harry Dean. Tutti lo amavano. E per una buona ragione. Era un grande attore (in realtà ben più di grande) – e un grande essere umano – è stato fantastico stargli accanto!!!

Sentiremo davvero la tua mancanza Harry Dean!!! Un sacco d’amore per te dovunque tu sia adesso!!!

David Lynch


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