Non-square

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Umorismo “scorretto”, provocazioni e film sul caos che imperversa nell’ordine (borghese) della società moderna

Non riesco a capire l’ossessione che alcuni hanno per dare una spiegazione razionale a immagini spesso gratuite. La gente vuole sempre la spiegazione di tutto. È la conseguenza di secoli di educazione borghese. E per tutto quello per cui non trovano spiegazioni ricorrono in ultima istanza a Dio. Però, a cosa gli serve? Dopo dovranno spiegare Dio. Luis Buñuel

Un’importante galleria d’arte moderna di Stoccolma sta per esporre un’installazione di una artista sudamericana: un perimetro quadrato luminoso, “The Square” appunto, di due metri per due, tracciato nel selciato antistante il museo stesso – definito un “santuario di fiducia e altruismo”, un ritaglio di solidarietà e generosità in controtendenza rispetto ad un mondo che va in tutt’altra direzione.

Davvero “Ars gratia artis”? L’arte fatta solo di arte? Vale a dire, arte bastevole a se stessa, che si rappresenta in sé e per sé, e che non richiede null’altro per definirsi? Oppure l’arte è anche mercato, investimenti di denaro, allestimenti di musei? Oppure, l’arte è mera convenzionalità anche quando pretende di presentarsi eversiva? Oppure ancora, non è l’opera d’arte come tale creata che qualifica il museo – bensì è l’istituzione museale che qualifica essa stessa ed eleva qualsiasi oggetto ad opera d’arte?

The Square, il film di Östlund al centro di questa rassegna (autore dell’apprezzato “Forza Maggiore”, proiettato qui da noi qualche tempo fa), mescola tutti questi temi: un discorso sul senso e sul ruolo dell’arte nella cultura e nella società contemporanea, la produzione artistica inglobata e fagocitata nel più ampio sistema della comunicazione mediatica, la marginalità dell’arte rispetto alla promozione di una vera dimensione etica di rispetto e di solidarietà sociale.

Il tutto è sospeso in una raffinata (auto)ironia scandinava, che crea un surreale distacco rispetto agli aspetti realistici della storia e dei suoi protagonisti, e rende tutti gli avvenimenti lievemente fuori asse rispetto a come ci si aspetta accadrebbero in una realtà ordinaria.

Una fredda distaccata ironia che, per alcuni versi, sembra ricordare il comico distacco dagli eventi di “Kitchen Stories” (2003) di Bent Hamer, dove uno sperimentatore si installava in un alto seggiolone nella cucina di uno scapolo per ottimizzare la progettazione e l’utilizzo delle cucine per uomini single. Umorismo scandinavo? Diverso dal nostro?

Pervade il film una regressione sociale e psicologica che cita la regressione animalesca della borghesia auto-imprigionatasi nelle proprie ritualità estinte de “L’angelo sterminatore” (1962), altro classico ed icastico film buñuelano sui segni apocalittici che annunciano la fine della borghesia.

Mentre sicuramente i poveri che popolano la città (e il mondo), non entreranno mai nell’area del ‘santuario di fiducia e altruismo’ promosso dall’arte progressista e avanzata. Perché – è il manifesto del film – se il mondo dell’arte è in un Luogo, o in Luoghi per eccellenza, is in “the square”, il mondo della storia dei vinti, dell’ingiustizia, della perdita di fiducia e dell’egoismo, è anch’esso fuori asse, è decentrato, è disperso ovunque in un non-luogo, is in a non-square.

È allora meglio abbandonarsi al caos che già esiste, oppure provare tutti a entrare nel quadrato e viverlo seriamente?

Amelia (TR)

Sala comunale F. Boccarini

P.zza Augusto Vera, 10

Venerdì 6 aprile – ore 21.00

L’ANGELO STERMINATORE

Un film di Luis Buñuel

Con Silvia Pinal, Enrique Rambal, Jacqueline Andere, José Baviera, Augusto Benedico

b/n – durata 90 min. (versione integrale) – Messico 1962 – v.o.sott.it. 

Il film non è più distribuito in Italia
Presentazione a cura di Francesco Patrizi, critico cinematografico, autore del libro “Buñuel: dalla poesia al cinema”  (ed. Firenze Libri Atheneum, Collezione Oxenford, 2000)

Un gruppo di amici altolocati si riunisce in una villa per cenare dopo aver assistito a una prima teatrale. Mentre si intrattengono in conversazioni dai toni futili, accadono i fatti più strani a cui nessuno sembra dare peso. Trascorsa la notte, gli ospiti cercano di abbandonare la sala, ma non riescono a varcare la porta nonostante sia aperta. Il nervosismo aumenta mentre le condizioni di vita si fanno difficili: chi reagisce col suicidio, chi con la preghiera, chi è vittima della superstizione. Una giovane, sacrificando la sua verginità, trova la cerniera tra il mondo normale e quello irreale: finalmente tutti tornano liberi. Dopo qualche giorno gli ex reclusi si ritrovano per celebrare un solenne Te Deum di ringraziamento, ma terminata la funzione non possono uscire dalla Chiesa, mentre dall’esterno giunge un suono di spari.

Uno dei film più belli diretti dal grande maestro spagnolo.” MyMovies

Lei puzza di iena!

Che cosa?

Dico che lei puzza di iena, signora.

Xavier Loya e Patricia de Morelos

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Sabato 7 aprile – ore 21.00

THE SQUARE

Un film di Ruben Östlund

 Con Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West, Terry Notary, Christopher Læssø

durata 142 min. – Svezia, Danimarca, USA, Francia, 2017 – v.o.sott.it.

Presentazione a cura di Cristina Bellettini, giornalista (https://vadoalcinema.it/)

Christian è il curatore di un importante museo di arte contemporanea di Stoccolma. Una mattina, sulla strada per il lavoro, soccorre una donna in pericolo e si scopre derubato del telefono e del portafoglio. Al museo, intanto, lui e la sua squadra stanno lavorando all’inaugurazione di una mostra, che prevedere l’installazione dell’opera “The Square”: un quadrato delimitato da un perimetro luminoso all’interno del quale tutti hanno uguali diritti e doveri, un “santuario di fiducia e altruismo”. Su suggerimento di un collaboratore, Christian scrive una lettera in cui reclama i suoi averi rubati, innescando una serie di conseguenze che spingono la sua rispettabile ed elegante esistenza in una vertigine di caos.

Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes 2017, il film è stato selezionato per rappresentare la Svezia ai premi Oscar 2018 nella categoria Oscar al miglior film in lingua straniera.

Il nostro museo non deve assolutamente avere alcun timore di osare.

(Il critico d’arte – Jan Lindwall)

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Domenica 8 aprile – ore 18.00

Kitchen Stories

Un film di Bent Hamer

Con Joachim Calmeyer, Tomas Norström, Reine Brynolfsson, Bjørn Floberg

durata 92 min. – Norvegia, Svezia, 2003 – v.o.sott.it.

Il film non è più distribuito in Italia

Nell’immediato dopoguerra, alcuni esperti in arredamento domestico scoprirono che per minimizzare il dispendio finanziario delle famiglie bastava razionalizzare il lavoro in cucina. Negli anni ’50, 18 esperti furono inviati in un villaggio della campagna norvegese noto per l’elevato numero di scapoli per monitorare, 24 ore su 24, le loro abitudini in cucina. La ricerca della cucina ideale è in realtà l’occasione per esplorare il difficile mondo delle relazioni umane…

“L’intento del regista è smascherare con l’arma dell’ironia il volto più grottesco e surreale di certi metodi capitalisti, che mettono l’efficienza e l’ottimizzazione economica al centro delle relazioni, sottraendone il fattore umano”. MyMovies

Presentato nella Quinzaine des Réalisateurs al 56º Festival di Cannes, il film è stato premiato o candidato a svariati premi, tra cui l’Amanda Award, un premio cinematografico norvegese, come miglior film. Alle giornate cinematografiche di Lubecca ha ottenuto il premio per il film baltico: oltre ad alcune altre nomination nel mondo, la più importante è da considerarsi quella all’Oscar come miglior film in lingua straniera.

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Ingresso con tessera OV 2018 e sottoscrizione
Graph Luigia Stefanucci


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